Si è soliti pensare che le lacrime degli animali rispondano semplicemente a precise esigenze fisiologiche, come la necessità di mantenere il bulbo oculare umido o di eliminare corpi estranei dalle palpebre. Una recente osservazione sulle abitudini degli elefanti, tuttavia, ha portato a ritenere che i grandi pachidermi siano in grado di manifestare le loro emozioni con il pianto, proprio come succede per gli umani.

Il tutto nasce da un articolo di cronaca pubblicato qualche giorno fa, con cui si è raccontata la vicenda di un elefantino in Cina, separato dalla madre colpevole di aver tentato di ucciderlo, che per cinque ore filate ha singhiozzato senza sosta. Nonostante gli esperti che l’hanno tratto in salvo abbiamo cercato di consolarlo con giochi, coccole e cibo, non vi è stato modo di calmare il suo sgomento. E, ovviamente, i veterinari pare abbiano verificato come la lacrimazione non fosse conseguente ad altre questioni, come un’irritazione o una patologia degli occhi. Ne è quindi nata un’accesa discussione scientifica: gli elefanti piangono perché provano emozioni o sentimenti?

A questa domanda ha provato a dare una risposta Marc Bekoff, uno dei pionieri dell’etologia cognitiva, dalle pagine di Live Science e Psychology Today. Sebbene sia scientificamente molto difficile provare l’esistenza di sentimenti negli animali perché non possono comunicare apertamente il loro stato d’animo all’uomo – la semplice deduzione empirica non è sufficiente ai fini della scienza – parrebbe proprio che alcune specie siano in grado di provare emozioni, anche elementari. Ad esempio, è stato studiato il riso nei topi e nei cani, così come i comportamenti empatici nei gatti e nei polli. E di certo è noto come gli elefanti sembrino essere particolarmente “umani” nelle loro manifestazioni, perché capaci di esternare reazioni di dolore o di rabbia anche al di fuori di specifiche condizioni di vita pericolose o dolorose. Dove la scienza ancora non sempre arriva, giunge però l’analisi cognitiva e la risposta degli esperti sarebbe praticamente unanime: sì, gli elefanti potrebbero piangere anche per emozioni e dolore, sui sentimenti non vi è esclusività umana. D’altronde, già da tempo è stata testimoniata l’esistenza di un linguaggio articolato con cui gli elefanti comunicherebbero l’un l’altro, quindi è possibile che sperimentino anche sentimenti. Sempre Bekoff in un precedente studio scrive:

I non-umani (gli animali) sono esseri viventi stupefacenti. Dimostrano chiaramente delle ampie capacità cognitive, emozionali e morali. Potremmo apprendere molto da loro se aprissimo le nostre menti per comprendere davvero quello che sono. […] Non siamo evidentemente gli unici abitanti delle arene emozionali e morali, dove vi sono altri residenti come le api, i pesci e le galline, così gli studi dimostrano. La ricerca scientifica sta cambiando il modo con cui ci rivolgiamo agli animali.

1 ottobre 2013
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I vostri commenti
gabry, lunedì 7 ottobre 2013 alle17:38 ha scritto: rispondi »

Quante prove ancora ci devono dare i non umani ai così " detti umani " ??????

Silvano Ghezzo, mercoledì 2 ottobre 2013 alle0:15 ha scritto: rispondi »

Purtroppo l'uomo spesso si considera come piovuto dal cielo senza rapporti con la natura e gli animali, dimenticando la da loro diretta discendenza ed evoluzione e che il 98% del nostro DNA è uguale a quello delle scimmie più evolute. Di conseguenza moltissime reazioni, sentimenti e paure giuste o irrazionali le abbiamo ereditate da loro. Ergo, mi sembra un po ingenuo stupirsi nel vedere animali che esternano stati d'animo. Questi studiosi di etologia non hanno forse mai visto un cane o un gatto piangere o sognare? Io si.

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