Anche gli animali soffrono lo stress, soprattutto in caso la loro vita selvaggia sia continuamente a contatto con le attività dell’uomo. È il risultato di uno studio condotto in Africa sulle necessità degli elefanti, che dimostra come i pachidermi preferiscano raggiungere le riserve protette perché continuamente infastiditi dal genere umano.

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È l’African Journal of Ecology a lanciare l’allarme: gli elefanti da tempo cercano di raggiungere in massa il Parco Nazionale del Serengeti, area protetta e per loro sicura, pur di evitare il contatto con l’uomo, tra bracconieri e cacciatori di frodo. In altre parole, i giganti dell’Africa pare siano in grado di distinguere quali aree geografiche siano per loro più sicure, spinti dallo stress e dalla paura costante imposta dal genere umano.

La ricerca ha analizzato le abitudini di vita della Loxodonta Africana, il tipico elefante del continente nero, all’interno dei confini del Parco del Serengeti e nelle aree limitrofe al Grumeti Game Reserve e all’Ikoma Open Area, dove la presenza umana è più pressante. Di tutti gli esemplari analizzati, non solo un gran numero di elefanti cerca di raggiungere il Serengeti, ma chi vive nelle zone non protette presenta nel sangue livelli più alti di glucocorticoidi, gli ormoni dello stress.

Perché, tuttavia, gli elefanti sono più stressati rispetto ad altre specie, spesso anche più braccate dall’uomo? La risposta sarebbe nella leggendaria memoria del pachiderma, così come spiega il ricercatore Eivin Roskaft della Norwegian University of Science and Technology:

«Gli elefanti stanno probabilmente cercando di evitare l’interazione umana. Gli elefanti capiscono dove siano e dove siano stati e ricordano le loro brutte esperienze. Sono quindi in grado di capire se siano al sicuro o meno. Capita, comunque, che siano attratti da aree insicure per la presenza di gustoso cibo fuori dai confini delle riserve.»

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Gli elefanti hanno quindi timore per la loro sopravvivenza. Perché, tuttavia, l’uomo è visto così negativamente anche in aree come quelle del Grumeti e dell’Ikoma, dove il bracconaggio è comunque più basso rispetto a zone prive di controllo? È sempre il ricercatore norvegese a spiegarlo:

«Il maggiore rischio per gli elefanti è determinato dalla crescente popolazione umana nelle zone limitrofe ai parchi. Gli umani hanno bisogno di cibo e la natura selvaggia è economica e a portata di mano. Questo aumenta lo stress degli animali. La popolazione di elefanti sta diminuendo in Africa a tassi vertiginosi. L’umanità se ne deve interessare, altrimenti rimarranno pochi elefanti, forse nessuno, fra 5-6 anni».

15 febbraio 2013
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