Nonostante da sempre sia nota la presenza di una sola specie e nove sottospecie, per gli studiosi la scoperta è stata sorprendente: in natura esisterebbero quattro tipologie di giraffa. Quattro gruppi ufficiali con differenze precise e marcate, tanto da guadagnarsi il ruolo di specie. Gli studi, condotti dal punto di vista genetico, hanno rimarcato questa sostanziale diversità. Secondo il ricercatore Axel Janke, il concetto di specie è così definito quando un gruppo è isolato dal punto di vista riproduttivo, quindi non esistono rimescolamenti di sorta. E in questo le quattro categorie sono ben distinte e differenti e, secondo gli esperti, sarebbero la giraffa sudafricana e dell’Angola, la giraffa Masai, la giraffa dell’Africa occidentale, Kordofan e Nubiana, quindi la giraffa reticolata.

Ma la situazione diventa ancora più complicata perché ognuna di queste comprende una serie di sottospecie, aumentando così le differenze e le caratteristiche. La ricerca è durata circa sette anni e ha quantificato in novantamila gli esemplari allo stato brado, però con una sostanziale diminuzione delle unità pari al 30% nei recenti dieci anni. Nonostante non esista una vera problematica legata alla loro sopravvivenza, almeno due delle specie individuate sono considerate a rischio. L’aggressività del bracconaggio e la devastazione che interessa il loro habitat sta minando la loro vita, con serie ripercussioni sulla loro conservazione. Gli studiosi sperano che questa rinnovata consapevolezza, alla luce delle recenti scoperte, possa spronare verso una politica conservativa migliore.

Da poco è stata avanzata anche una proposta per garantire maggiore tutela e protezione, nei confronti di questi animali. Una discussione molto importante per il futuro di questi esemplari che, nonostante non tutti siano a rischio estinzione, vivono spesso una condizioni di disagio. Molte unità vengono prelevate e introdotte in ambienti debilitanti come gli zoo oppure i parchi a tema, dove la loro sete di libertà viene sedata e delimitata. Altre giraffe perdono la vita perché vittime della caccia e del bracconaggio, che le vorrebbe trofei da salotto.

12 settembre 2016
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