Uno scatto da qualche giorno circola sui social network, sollevando dubbi e perplessità fra gli utenti: in Sudafrica, una giraffa è stata ripresa mentre mangia le ossa di un bufalo, rimaste sul suolo a seguito della decomposizione dell’animale morto. Una visione certamente insolita, considerato come le giraffe siano tendenzialmente erbivore, tuttavia un comportamento ben conosciuto dalla scienza. Così come spiega il National Geographic, infatti, da tempo gli esperti sarebbero al corrente di questa abitudine.

Il comportamento, noto come osteofagia, è stato rilevato in moltissime giraffe, sebbene con tratti differenziati da un individuo all’altro. In uno studio del 2013 pubblicato sul Journal of Archaeological Sciences, è stato dimostrato come di tanto in tanto le giraffe ingurgitino ossa, corna e avorio, rimaste sul terreno a seguito della morte di un animale, sia per cause naturali che a seguito dell’incontro con un predatore. Inoltre, è emerso come le giraffe più alte e dal collo più lungo siano più inclini a questa abitudine, sebbene le specifiche ragioni di questa differenziazione non siano note.

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Le motivazioni di una simile singolarità alimentare sono le più disparate, tutte ugualmente valide. La prima riguarda lo stress che questi erbivori subirebbero in alcuni periodi dell’anno, quando la vegetazione è meno folta e le risorse alimentari più ridotte. Gli esemplari, di conseguenza, raccoglierebbero ciò che di disponibile sul territorio, anche se non pienamente commestibile. Un’altra ragione riguarda la necessità di provvedere alla salute dentale, ad esempio livellando delle fastidiose irregolarità, quindi mordendo del materiale duro. Non a caso, raramente le giraffe ingurgitano quanto di frantumano, bensì i residui ossei vengono sputati a seguito della stessa masticazione. La terza ipotesi, invece, vede nelle ossa forse una fonte indiretta di calcio e di altri principi nutritivi.

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Di conseguenza, le condivisioni social di questi giorni non devono preoccupare: si tratta di un comportamento del tutto normale e diffuso, già più che ampiamente osservato a livello scientifico.

11 luglio 2017
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