Primato italiano nell’UE per quanto riguarda biologico, prodotti DOP e IGP. A renderlo noto è AIAB, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, che in occasione della Giornata nazionale qualità agroalimentare ha analizzato i dati riportati nel quarto Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da Eurispes, Coldiretti e dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura.

La crescita in Italia dell’agricoltura bio ha visto toccare nel 2014 quota 1,4 milioni di ettari di superficie coltivata, +5,4% rispetto al 2013. Un incremento che ha interessato anche il comparto occupazionale, con 55.4333 addetti (+5,8%). Numeri che pongono il biologico italiano al vertice UE.

Il primato italiano si registra anche per quanto riguarda il numero di prodotti certificati DOP e IGP. Di questi il 38% appartengono al settore ortofrutticolo e cerealicolo, il 18% sono formaggi, il 16% oli d’oliva di qualità extravergine e infine per il 14% salumi. Netto il distacco soprattutto in un settore aperto a forti contrasti internazionali come quello dei vini: 405 tra DOCG e DOC per l’Italia, a fronte dei 357 francesi e dei 90 spagnoli.

Una crescita che comporta però anche maggiori rischi per quanto riguarda le attività criminali: nel 2015 il giro d’affari delle Agromafie ha superato quota 16 miliardi di euro. Particolare importanza assume quindi, sottolinea il presidente di AIAB Vincenzo Vizioli, la lotta alle infiltrazioni mafiose nel settore del biologico:

Si fa un gran parlare di biologico e di prodotti di qualità, ma ora bisogna impegnarsi a tenere fuori la mafia da questo comparto. I dati presentati oggi ci confermano quanto il settore, in grande espansione, faccia gola alla criminalità organizzata. Nel sistema biologico il rispetto della terra e della salute dei consumatori non possono prescindere dal rispetto del lavoro e della legalità.

Mi sento di dire che il biologico italiano, e ancora di più il biologico che porta il marchio di garanzia AIAB, ancora riescono a proteggere la qualità dei nostri prodotti dai tentacoli mafiosi. Anche lo Stato deve fare però la sua parte investendo sull’unico metodo agricolo che mette al riparo i produttori, i consumatori e l’ambiente.

17 febbraio 2016
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