È giunta alla seconda edizione la Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare. È passato un anno da quando, dopo il decreto direttoriale del 7 ottobre 2013, che aveva adottato il Piano Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti Italiano, si era arrivati, per iniziativa del Ministero dell’Ambiente, all’istituzione del PIMPAS (Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare), che aveva iniziato la propria attività proprio proclamando il 5 febbraio Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare.

Quest’anno la giornata si apre con una buona notizia: entro fine anno dovrebbe diventare operativa la semplificazione normativa per gli alimenti invenduti.

Con l’attivazione della Consulta PINPAS siamo pervenuti al Position Paper che sintetizza le linee direttrici per una nuova normativa, ci auguriamo operativa entro il 2015, anno di Expo.

Ha commentato Andrea Segrè, presidente di Last Minute Market e coordinatore del comitato tecnico scientifico attivato dal Ministero dell’Ambiente per la prevenzione dei rifiuti e dello spreco di cibo.

Sarà quindi possibile, migliorando il quadro di riferimento procedurale, fiscale, igienico-sanitario, favorire e incentivare la donazione delle eccedenze alimentari. Un problema sentito dagli Italiani, come dimostrano i dati dell’indagine lanciata da Waste Watcher – Knowledge for Expo, l’Osservatorio dedicato ai temi dell’alimentazione, dell’agricoltura, dell’ambiente e della sostenibilità, attivato da Last Minute Market con Swg, società che opera nei settori dell’agroalimentare, dei servizi, dai distretti economici alle filiere, dal mondo dei media a quello della finanza, dalle associazioni alle istituzioni.

L’indagine, presentata oggi, rivela come 4 italiani su 5 siano incuriositi e soddisfatti delle tecnologie che possono favorire la riduzione e prevenzione dello spreco alimentare e ritengano importante una campagna di educazione sul tema sia per gli studenti che per i cittadini. Se l’italiano medio non è uno sprecone (i più spreconi sono giovani e bambini secondo il 63% della popolazione, mentre il 2% degli anziani e il 22% dei cittadini di mezza età si può definire tale), c’è però diffidenza e scarsa conoscenza delle tecnologie che possono aiutare contro lo spreco (lo dichiara il 19% degli intervistati). I maggiori responsabili vengono ritenuti mense, supermercati e ristoranti, dove vengono buttate ogni giorno grandi quantità di cibo ancora in buone condizioni, ma che problemi organizzativi e norme igieniche rendono ancora difficile ridistribuire.

Un modo per informare le persone e dare una percezione più definita di quello che è lo spreco che ogni giorno si realizza nella propria casa, si è pensato potesse essere l’adozione di un Diario domestico dello spreco alimentare. L’idea è stata promossa da Last Minute Market e dalla campagna europea “Un anno contro lo spreco”, assieme al Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari (Distal) dell’Università di Bologna e verrà pubblicizzata in collaborazione con Decanter Radio2 Rai. Per questa iniziativa, come spiega Segrè

un campione rappresentativo di famiglie italiane sarà impegnato nel monitoraggio scientifico del cibo sprecato. Per la prima volta, quindi, gli italiani conteggeranno il loro spreco effettivo, anziché la loro percezione. Si tratta di un’iniziativa decisamente ‘rivoluzionaria’, sulla scia di quanto da tempo si sta sperimentando nei Paesi anglosassoni: lo studio consentirà di capire quali prodotti alimentari sono maggiore oggetto di spreco all’interno dei nuclei domestici italiani.

L’esperienza durerà una settimana, in aprile, verrà presentata il 5 giugno, durante la Giornata mondiale dell’Ambiente e porrà uno sguardo nuovo su quelli che possono essere tutti i tipi di spreco, compresi gli alimenti gettati nello scarico del lavandino o dati da mangiare agli animali.

Sembra quindi, alla luce anche del bando pubblico pubblicato il 15 gennaio sul sito del Ministero dell’Ambiente per ‘l’attribuzione di contributi economici a università statali nazionali per progetti e programmi inerenti la prevenzione dello spreco alimentare’ che il nostro Paese stia facendo dei passi avanti, l’informazione e la formazione devono essere il primo passo per una sensibilizzazione che possa poi tradursi, grazie a leggi che seguano questi processi di cambiamento, in risultati tangibili.

5 febbraio 2015
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