Oggi 28 aprile 2015 è la decima Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto, una ricorrenza che dal 2005 si celebra ogni anno per ricordare tutte le persone colpite dalle patologie asbesto correlate e in particolare da mesotelioma. Quest’anno serve anche a ribadire che tragedie impunite come quella di Casale Monferrato non devono ripetersi mai più.

Per questa data Legambiente ha fatto uscire il rapporto “Liberi dall’amianto“, in cui fa il punto sulla situazione del nostro Paese, a 23 anni dalla messa al bando di questo pericoloso e discusso materiale. La situazione è molto preoccupante se si pensa che secondo stime calcolate per difetto da CNR-Inail, sono ancora 32 milioni le tonnellate di amianto, per lo più sottoforma di eternit, ancora presenti in Italia, 75 mila ettari di territorio (dati del Programma nazionale di bonifica del Ministero dell’Ambiente), ancora da bonificare.

La legge 27 marzo 1992 n° 257 prevedeva che le Regioni realizzassero entro 180 giorni dei Piani Regionali Amianto per provvedere al censimento e alla mappatura di aree ed edifici in cui era presente e alla loro conseguente bonifica. Ad oggi Regioni come Abruzzo, Calabria, Lazio, Molise, Puglia e Sardegna non li hanno ancora approvati.

Il censimento è stato realizzato, ma non in modo esaustivo, solo in 10 Regioni (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta), mentre la mappatura è stata portata a termine solo per la metà delle Regioni (Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta).

Esistono ancora 188.000 edifici privati e 6.913 edifici industriali, che contengono fibra d’amianto, mentre la Banca Dati Amianto conta 38.000 siti pericolosi per la presenza di questo materiale, dei quali 300 sono classificati in classe di priorità 1, che indica il massimo livello di pericolosità.

Bonificare tutto questo richiederà almeno 85 anni ed è attualmente la causa, ancora oggi, della morte di 4 mila persone all’anno. Nel Registro Nazionale Mesotelioma di INAIL, i dati indicano che si sono verificati 15 mila casi di mesotelioma maligno, diagnosticati dal 1993 al 2008. Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, sostiene che:

Il risanamento ambientale, la bonifica e il corretto smaltimento dei materiali contenenti amianto devono essere le priorità per portare a zero il rischio connesso con l’esposizione alla pericolosa fibra. Per questo però occorre un serio impegno da parte innanzitutto delle Regioni e degli altri enti locali e nazionali competenti. Fino ad oggi, purtroppo, i risultati ottenuti sono molto scarsi.

È urgente intervenire tanto sui grandi siti industriali quanto sugli edifici pubblici e privati; bisogna completare il censimento e gestire con attenzione i sistemi e gli impianti per il trattamento e lo smaltimento dei materiali contenenti amianto.

A tutt’oggi gli impianti di trattamento specifici, presenti su scala nazionale sono solo 24: 5 in Sardegna, 4 in Piemonte e Toscana, 2 in Emilia Romagna, Lombardia e Basilicata, 1 in Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Puglia e nella Provincia autonoma di Bolzano. Oltretutto spesso gestiscono volumi insufficienti di materiale e questo impedisce che il processo di smaltimento si svolga correttamente.

Già nel marzo del 2013 i ministeri della Salute, del Lavoro e dell’Ambiente avevano approvato il Piano Nazionale Amianto, che aveva lo scopo di dare una svolta nella risoluzione definitiva di questo problema. È rimasto però fermo in Conferenza Stato Regioni e qui, per mancanza di fondi, si è affossato.

Legambiente non solo chiede giustizia per tutte le vittime beffate dagli ultimi eventi giudiziari, ribadendo l’importanza di una rapida approvazione del disegno di legge sugli ecoreati, ma giudica essenziale permettere l’avvio delle bonifiche e la conseguente rimozione dell’amianto, attuando proprio le linee che erano indicate in quel Piano Nazionale.

Calcola in 20 milioni di euro lo stanziamento iniziale necessario per bonificare oltre 10 milioni di metri quadri di coperture in cemento amianto. A questo dovrebbe aggiungersi un sistema di incentivi che consenta di trasformare un problema in un’opportunità: sostituire i tetti in eternit con il fotovoltaico.

28 aprile 2015
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I vostri commenti
giuseppe, martedì 28 aprile 2015 alle16:01 ha scritto: rispondi »

quali sono gli impianti di trattamento specifico dell'amianto? lr discariche? perchè non vengono sfruttati gli impianti per inertizzare l'amianto?

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