Fermare l’aumento delle temperature dei mari e il ricorso a pratiche di pesca insostenibile. Questo l’appello rivolto dal WWF in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani 2016, che si celebra oggi 8 giugno, con l’obiettivo di ricordare che la salvezza del patrimonio marino è nelle mani di tutti.

In corrispondenza della Giornata Mondiale degli Oceani il WWF è tornato a sottolineare come un contributo alla salvezza del mare e delle specie animali e vegetali che lo abitano sia alla portata di tutti. Ognuno può contribuire nel suo piccolo a ridurre le emissioni di CO2 e contrastare le pratiche di pesca insostenibile: quest’ultima può essere combattuta anche al momento dell’acquisto, preferendo prodotti ittici ottenuti secondo metodi sostenibili e rispettosi del patrimonio naturale.

I rischi per gli oceani e per i suoi abitanti sono ormai elevati: si sta assistendo, sottolinea il WWF, al declino del 50% delle specie marine; un pericolo che si rifletterà inevitabilmente sia sull’uomo che sulla natura in generale. Tra i maggiori responsabili i cambiamenti climatici, che stanno imponendo agli ecosistemi oceanici mondiali bruschi stravolgimenti.

Tra le conseguenze previste, prosegue il WWF, anche il rischio di vedere scomparire le barriere coralline entro il 2050. Un patrimonio naturale dal quale dipendono anche molte delle comunità locali che risiedono nelle vicinanze di quei paradisi marini. Un patrimonio quello oceanico che rappresenta al momento una risorsa ampiamente sottovalutata. Come ha spiegato il WWF:

I mari e gli oceani assorbono mille volte più calore dell’atmosfera e hanno trattenuto fino ad oggi il 90% dell’energia in più derivante dall’incremento dei gas serra dovuti all’azione umana.

Un terzo di quel calore è penetrato fino a una profondità superiore a 700 metri Questo potrebbe addirittura soffocare la vita delle creature marine entro 20 anni secondo un recente studio del National Center for Atmospheric Research.

Agli oceani si deve inoltre l’assorbimento del 30% circa delle emissioni antropiche di CO2 in atmosfera, con la conseguente acidificazione degli stessi. Secondo il WWF sarebbe già partito il conto alla rovescia per il Mediterraneo, testimoniato dalla crescente diffusione di meduse in seguito al riscaldamento delle acque e alla distruzione degli ecosistemi marini: se prima venivano registrati picchi di presenza ogni 10-15 anni, ora le cadenze sono diventate annuali.

Attività dell’uomo sotto accusa, prosegue l’associazione, tra le quali spiccano i cambiamenti climatici, la pesca eccessiva e la distruzione degli habitat marini. Come ha dichiarato Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia:

I cambiamenti climatici non influenzeranno solo la vita dei mari e degli oceani, ma quella di milioni di persone che abitano le loro coste. La fisionomia stessa delle coste europee cambierà, con forti impatti non solo ambientali, ma sociali ed economici.

Se il mare fosse una nazione, sarebbe la settima più’ importante economia al mondo: per questo, accanto all’applicazione veloce e rigorosa delle misure necessarie a raggiungere l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al massimo a 2°C, fissato nell’Accordo di Parigi, vanno parallelamente prese misure efficaci per fermare la distruzione degli stock ittici e per salvare la risorsa marina di cibo e lavoro per oltre 800 milioni di persone nel mondo.

8 giugno 2016
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, giovedì 9 giugno 2016 alle22:48 ha scritto: rispondi »

Mi ripeto: Purtroppo sarà "mission impossible" finché aumenterà la sovrappopolazione mondiale, vero motore di tutte le emergenze ecologiche e sociali.

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