In occasione della Giornata Mondiale degli Oceani arriva il decalogo di Greenpeace per la loro salvezza. Sotto accusa principalmente alcune delle più gravi minacce per l’ecosistema marino come l’inquinamento, il traffico navale, le estrazioni off-shore e la pesca eccessiva.

Primo punto per la difesa degli oceani è rappresentato dall’istituzione di un adeguato numero di riserve marine, pari almeno al 40% della superficie marina interessata. Si potrà così salvaguardare la biodiversità in quei punti nevralgici come i due poli e il Mediterraneo: solo in quest’ultimo Greenpeace ha proposto l’istituzione di 32 aree protette, tra queste il Canale di Sicilia.

La pesca è un altro dei punti chiave, da affrontare attraverso la promozione di tecniche di pesca sostenibile e la totale e definitiva messa al bando di modalità distruttive come quella a strascico o FAD (sistemi di aggregazione di pesci). Ridurre l’inquinamento da fonti terrestri nelle aree marine sottoposte a tutela è il quarto obiettivo dichiarato mentre segue il taglio dei traffici navali in zone a rischio come lo stretto di Bonifacio.

Anche i consumatori possono fare la differenza nella difesa degli oceani attraverso acquisti consapevoli di pesce catturato secondo modalità sostenibili. Importante verificare anche la non provenienza da siti sovrasfruttati e, nel caso di acquisto di tonno in scatola, informarsi sulle tecniche di pesca.

Limitare le trivellazioni off-shore è senza dubbio uno dei punti chiave del decalogo Greenpeace in difesa degli oceani, come insegnano purtroppo disastri come quello della BP nel Golfo del Messico o della Rena in Nuova Zelanda. Particolare attenzione è poi necessario riporla nello smaltimento della plastica, molta della quale finisce purtroppo nei mari. Importante inoltre scegliere prodotti con imballaggi ridotti e sostenibili per evitare un’eccessiva produzione di rifiuti plastici.

Infine due aspetti strettamente connessi tra loro: la difesa della regione artica e degli oceani dai cambiamenti climatici. L’artico vede minacciati in misura sempre crescente i suoi ghiacciai, mentre i mari fanno registrare livelli di acidità in aumento a causa dei gas serra. Fermare i mutamenti nel clima mondiale consentirebbe di centrare questo duplice obiettivo. Un’impresa resa più urgente dagli ultimi studi sulle condizioni della Terra, che deve essere al più presto non solo tentata, ma realizzata.

8 giugno 2012
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