Il primo comandamento del vivere civile ai nostri giorni è “non sprecare!”. Ne sono convinte decine di organizzazioni che parteciperanno questo pomeriggio, in occasione della Giornata mondiale per l’alimentazione, ad un convegno a Roma, che si terrà nella sede di Eataly e che avrà come titolo, proprio: “Primo: non sprecare!”.

Tra i promotori i rappresentanti del PAM, che non è in questo caso un brand di supermercati, ma un acronimo che sta per: Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite. Sono stati, in effetti, loro ad inventare questa Giornata e sarà interessante vedere il Direttore esecutivo, Ertharin Cousin, discutere del tema dibattito con i rappresentanti delle aziende e della agenzie dell’agroalimentare italiano, insieme a varie ONG.

Tra i rappresentanti delle istituzioni, spicca il nome del Ministro Emma Bonino, fra l’altro una delle organizzatrici dell’evento. Il tema dell’incontro è: Sistemi Alimentari Sostenibili per la Sicurezza Alimentare e la Nutrizione, che poi è il tema della stessa Giornata Mondiale.

Sostenibilità e salute, anzi, come ha giustamente notato Roberto Burdese, Presidente di Slow Food, nell’intervista gentilmente rilasciataci e pubblicata sul nostro portale stamattina, sostenibilità, salute e democrazia sono concetti che procedono l’uno di fianco all’altro. Senza rispetto per l’ambiente, difficilmente vi può essere un rispetto per la salute. E solo con questi assi in mente si può pensare di combattere la piaga della fame nel mondo.

Come ha detto lo stesso Cousin, in un comunicato, il legame con la democrazia è poi evidente:

I giovani, se sono malnutriti, avranno più difficoltà nel mantenersi in salute, nel rendimento scolastico e, più tardi, nei luoghi di lavoro. Questi ostacoli limitano il loro potenziale umano e la capacità di contribuire allo sviluppo della società in cui vivono. Dare priorità alla nutrizione, oggi, significa fare un investimento per il nostro futuro collettivo. L’investimento deve includere i sistemi alimentari, agricoli, sanitari e educativi.

Ma l’evento romano, non è l’unico in Italia, né nel mondo. Tra i nomi più attivi non poteva mancare quello della FAO, il cui opuscolo sintetizza ottimamente il significato e l’importanza della Giornata:

Debellare la malnutrizione in tutto il mondo è una sfida immensa, ma la redditività dell’investimento sarebbe elevata. Se la comunità globale investisse 1,2 miliardi di USD l’anno per cinque anni per ridurre le carenze di micronutrienti, ad esempio, il risultato sarebbe una salute migliore, una riduzione della mortalità infantile e un maggior guadagno futuro. Sarebbero generati, infatti, introiti annui del valore di 15,3 miliardi di USD, con un rapporto benefici/costi di quasi 13 a 1

E se, da un lato la FAO insiste sull’importanza di un cambiamento radicale delle politiche agricole ed industriali, dall’altro non dimentica di mettere sott’occhio i comportamenti dei singoli consumatori:

Promuovere il cambiamento dei comportamenti tramite campagne informative e di educazione alla nutrizione, affrontando anche il problema dell’igiene dei nuclei familiari e assicurando la corretta alimentazione per tutte le età e fasi della vita, in particolare i primi 1.000 giorni, si è rivelato efficace. Anche nei luoghi in cui la sottonutrizione e la carenza di micronutrienti persistono come problemi primari è importante intervenire per prevenire un aumento dei problemi di sovrappeso e obesità, soprattutto a lungo termine. Il cambiamento dei comportamenti può anche far ridurre gli sprechi e contribuire ad un utilizzo sostenibile delle risorse.

In un mondo dove la malnutrizione e la fame colpiscono almeno 842 milioni di persone, i cambiamenti climatici mettono in pericolo colture, culture e la vita di un po’ tutti noi, e l’obesità è diventata una malattia diffusa che miete vittime ogni anno nella parte ricca dello stesso mondo, è evidente che si debba intervenire al più presto per salvare il salvabile. Nessuna soluzione unilaterale è possibile: solo il complesso di interventi politici ed educativi, insieme alla ricerca scientifico-tecnologica potrà portare ad miglioramento della situazione. Il nostro dubbio è che il tipo di politica necessaria sia troppo radicale per gli equilibri di politica spiccia delle nostre democrazie e per gli interessi del turbocapitalismo odierno. Anche se ci costa dirlo, temiamo che Giornate come questa, servano più a segnalare un problema, che non a risolverlo e spesso, tra i partecipanti, ci sia anche gente che ha evidenti responsabilità sull’odierna situazione.

16 ottobre 2013
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