Il prossimo 15 giugno si celebrerà la Giornata mondiale del vento. La maggior parte delle manifestazioni si svolgeranno in Europa, per via della posizione di leadership che il Vecchio Continente occupa nel mercato dell’eolico.

La Giornata mondiale del vento è volta a promuovere lo sviluppo dell’energia eolica in tutto il Pianeta, per aumentare la percentuale di fonti pulite nell’approvvigionamento energetico globale e ridurre le emissioni responsabili del riscaldamento globale. Non è un caso che venga celebrata a metà giugno. Questo è infatti il periodo dell’anno in cui l’Europa inizia a dipendere dalle importazioni di energia per soddisfare il suo fabbisogno energetico interno.

L’iniziativa è anche un’occasione importante per fare il punto sulla situazione dell’eolico in ogni singolo Paese, studiare le misure per far fronte ai cali delle installazioni, confrontarsi sulle nuove tecnologie disponibili e migliorare la produttività dei parchi eolici.

In Italia ieri si è svolto il convegno dell’ANEV “Eolico come raggiungere gli obiettivi europei al 2030 tra falsi miti e fatti concreti”. L’associazione si è rivolta all’Unione Europea per chiedere obiettivi più vincolanti sul fronte delle rinnovabili:

In Italia, il solo eolico crea ogni anno un flusso finanziario di circa 3,5 miliardi di euro fra investimenti diretti e indiretti; conta oggi oltre 34.000 addetti e con un’adeguata crescita, si potrebbe giungere a oltre 67.000 addetti nel 2020. Per raggiungere questi obiettivi è indispensabile innalzare il target del 27% di rinnovabili in più al 2030 proposto dalla Commissione Europea e renderlo vincolante per i singoli Stati membri.

Analizzando il panorama italiano, c’è da registrare una notizia buona e una cattiva. I dati confortanti riguardano la posizione italiana nella classifica mondiale dei Paesi che vantano il maggior numero di installazioni. Nel mercato globale dell’eolico l’Italia rientra infatti nelle prime dieci posizioni. Nello specifico, il nostro Paese occupa il settimo posto, dopo Cina, Stati Uniti, Germania, Spagna, India e Gran Bretagna.

La brutta notizia riguarda invece il calo di nuove installazioni che rischia di far perdere all’Italia il suo ottimo posizionamento. Colpa della riduzione degli investimenti nelle energie rinnovabili che in Italia, come nel resto del mondo, sta interessando purtroppo tutti i settori delle fonti pulite, dal fotovoltaico all’eolico. Nel 2013 il calo degli investimenti è stato del 75%, per un totale di 3,6 miliardi di dollari. Investimenti che già nel 2012 si erano più che dimezzati rispetto all’anno precedente.

Nel 2013 il calo delle nuove installazioni nella penisola italiana è stato piuttosto consistente. Lo scorso anno l’Italia si è fermata a 8,6 GW di potenza installata, incrementando la fetta di energia prodotta dall’eolico di appena 0,4 GW. Un calo di circa il 70% rispetto agli 1,3 GW installati nel 2012. Le nuove installazioni sono state di appena 0,4 GW, contro gli 1,3 GW aggiunti nel 2012.

Analizzando il panorama mondiale, l’Asia insegue l’Europa attualmente a quota 37%, detenendo una quota del 36% della potenza totale installata. Dei 117 GW installati in Europa gran parte provengono dall’eolico off-shore. Si pensi che oltre il 93% dell’energia prodotta in tutto il mondo dai parchi eolici marini viene generata al largo delle coste europee. A detenere la fetta maggiore è il Regno Unito che copre da solo il 52%.

13 giugno 2014
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