Si festeggia oggi la Giornata Mondiale degli Oceani, un’occasione per ripensare il modo con cui l’uomo sfrutta le risorse idriche e ittiche, tra pesca a strascico, inquinamento da idrocarburi, estrazione di combustibili fossi e molto altro ancora. L’oceano è una risorsa per il genere umano, perché alle acque non solo deriva la vita, ma anche la naturale regolazione del clima: proteggerlo, allora, è una delle strategie di punta per la salvezza del Pianeta.

>>Scopri le attività di Greenpeace contro la pesca a strascico

Quest’anno Greenpeace, l’associazione ambientalista che da decenni lavora per la salvaguardia della Terra, sosterrà la Giornata Mondiale degli Oceani puntando sull’argomento della pesca sostenibile. Solo in Europa il 60% delle risorse ittiche soffre di sovrasfruttamento, un dato che sale in modo all’armante all’88% per il Mar Mediterraneo e il Mar Nero. La pesca è eccessiva e le tempistiche serrate non permettono la normale rigenerazione della fauna marina e oceanica. Così spiega Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia:

Ci troviamo in un momento estremamente critico per i nostri Oceani e se non interveniamo subito con misure di gestione efficaci e a 360 gradi rischiamo di perdere un enorme patrimonio di biodiversità e risorse fondamentali per la sicurezza alimentare e il futuro del
settore pesca. È ora di tutelare gli ecosistemi marini, fermando le attività distruttive e sostenendo quelle a basso impatto, come la pesca artigianale, se vogliamo garantire un futuro al nostro mare.

La pesca artigianale per secoli ha riempito le tavole degli italiani: la conoscenza e la tradizione dei piccoli pescatori, infatti, hanno permesso di soddisfare i bisogni alimentari pur salvaguardando le specifiche necessità dei mari. Eppure, così come Greenpeace sottolinea, questa tipologia di pesca non è sovvenzionata dalle istituzioni, nonostante dia lavoro a quasi la metà di tutti i pescatori italiani. Pur impiegando strumenti a basso impatto ambientale e riducendo al minimo gli scarti, si è preferito avvantaggiare le grandi flotte: negli ultimi anni ben il 20% delle attività della piccola pesca – ben 2.332 battelli – sono scomparse. Continua sempre Giorgia Monti:

Per troppo tempo le politiche della pesca hanno favorito una pesca distruttiva causando non solo la crisi delle risorse ma anche quella dell’intero settore. Le prime vittime sono i pescatori artigianali che operano attività a basso impatto ambientale. I recenti accordi presi a
Bruxelles sembrano aver posto le premesse per garantire finalmente ai pescatori artigianali un accesso “preferenziale” alle risorse del mare. Ora i Governi dovranno applicare seriamente queste regole, prima che il mare si svuoti per sempre.

>>Scopri la petizione del WWF per la pesca sostenibile

Greenpeace ha recentemente organizzato un tour europeo di supporto alla pesca sostenibile, attraccando la nave Arctic Sunrise nei maggiori porti italiani. Fra questi quelli della Sicilia, dove la pesca artigianale è più diffusa, specialmente a Trapani e alle Isole Egadi. L’Arctic Sunrise conclude il suo viaggio in questi giorni a Londra, con 110.000 adesioni raccolte sul sito myboat.it.

8 giugno 2013
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