Si celebra oggi la Giornata Mondiale della Biodiversità, una ricorrenza istituita nel 1993 dall’ONU e pensata per sottolineare l’importanza della ricchezza della vita sulla Terra, affinché si possano salvare e preservare sia le specie animali che quelle vegetali. Per l’edizione in corso, il WWF ha deciso di concentrare i propri sforzi sulla sensibilizzazione al turismo sostenibile, affinché la lecita voglia di visitare il Pianeta non vada a detrimento delle numerose specie che lo abitano. Un’attenzione soprattutto agli animali, non solo quelli esotici come i gorilla, gli elefanti, le tigre e le balene, ma anche il patrimonio degli abitanti autoctoni dello Stivale, quali orsi e lupi.

La protezione delle specie selvatiche, così come sottolinea il WWF, non è solo un dovere per la salvaguardia del Pianeta, ma può essere un’azione virtuosa, anche dal punto di vista economico, per lo sviluppo di molte realtà sociali. Le complesse reti degli ecosistemi, infatti, garantiscono numerosi servizi quotidiani e gratuiti all’uomo, dalla produzione di ossigeno alla depurazione delle acque, pertanto proteggere le specie che se ne occupano – le cosiddette “keystone species” – può portare a uno sviluppo sostenibile e del tutto rigoglioso.

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Su questo fronte, il turismo può giocare un ruolo chiave. Considerato come fattore fondamentale per lo sviluppo del 90% dei paesi dalla più ricca biodiversità, alimentare il turismo può sia migliorare le condizioni di povertà di molti luoghi della Terra, che contestualmente concorrere alla protezione dello stesso Pianeta. In Italia, ad esempio, il turismo legato al rispetto della natura ha raggiunto, secondo Coldiretti, un giro d’affari record, pari a 12 miliardi nel 2015.

Fra i tanti, sullo Stivale il lupo è diventato un’opportunità di incredibile sviluppo per molte comunità locali, nonostante la fama ingiusta che spesso caratterizza questo animale. Sono molte le attività legate alla sua presenza, che hanno dimostrato come un mercato esista e sia fiorente. Dalle gita all’alba alla scoperta di questi maestosi esemplari al wolf-howling, ovvero di ululato indotto notturno, alle escursioni invernali alle attività di snow-tracking, ovvero la ricerca di tracce del quadrupede sulla neve, armati di ciaspole. Per non parlare di tutti i servizi collegati, come ristorazione e pernottamento, guide turistiche, servizi di immagine e fotografie, strutture ricettive e d’intrattenimento per rilassarsi dopo il viaggio nella natura. Un’economia fiorente già dimostrata all’estero: a Yellowstone, negli Stati Uniti, il lupo genera in turismo 5 milioni di dollari ogni anno, con una crescita del 5% ogni 12 mesi. Considerato come siano 100 i lupi presenti nel parco, ognuno di essi garantisce 50.000 dollari di valore.

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Sono però molti altri gli animali che, optando per la salvaguardia anziché per pratiche illecite come il bracconaggio, potrebbero garantire un grande indotto. Ogni esemplare selvatico di leone può garantire 500.000 dollari all’anno, stando all’indotto turistico del Parco di Amboseli, in Kenya. Segue quindi il gorilla, con 100.000 dollari l’anno presso il Parco Nazionale della foresta di Bwindi in Uganda, mentre in Congo, nel parco di Virunga, un solo esemplare avvistato genera 450.000 dollari l’anno. Questa specie, se si uniscono le potenzialità di Uganda, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo, potrebbe garantire almeno 20 milioni di dollari ogni anno.

Una ricerca pubblicata su Scientific American, ancora, suggerisce come ogni elefante valga 76 volte più da vivo che da morto, poiché il turismo sostenibile dedicato all’osservazione degli animali in libertà è in grado di assicurare cifre notevolmente più elevate dalla vendita illecita di avorio. In Kenya, Tanzania, Zambia e Sudafrica, ad esempio, un singolo pachiderma può garantire 23.000 dollari l’anno, per un totale di 1.6 milioni di dollari nel corso della sua intera esistenza. Nelle acque di Palau, invece, ogni squalo contribuisce a 2 milioni di dollari l’anno, mentre l’International Fund for Animal Welfare ha stabilito, già nel 2018, come le attività di whale watching abbiano generato 2.1 miliardi di dollari, dando lavoro a 13.000 persone. Non è però tutto, poiché la pesca di tre cernie nell’Area Marina Protetta di Tavolara, Molara, Punta Coda Cavallo genererebbe un indotto di circa 500 euro, mentre le immersioni di sub per osservare questi pesci ben 110.000 euro in dieci anni.

22 maggio 2017
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