Si celebra oggi la Giornata Mondiale della Biodiversità, una festività voluta sin dal 2000 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per celebrare e proteggere la varietà della fauna e della flora del Pianeta. Nonostante le iniziative di salvaguardia, però, ogni anno il bilancio è sempre più preoccupante: sono infatti 355 le specie a rischio solamente in Italia.

Come ogni anno, il Ministero dell’Ambiente e Federparchi, nell’ambito della Iucn (Conservazione mondiale per la conservazione della natura), rendono note le liste rosse degli animali e dei vegetali italiani in via d’estinzione. E i dati che ne emergono sono davvero scioccanti: sullo Stivale ben 161 specie animali e 194 vegetali rischiano di scomparire per sempre.

Sebbene l’Italia detenga il primato della biodiversità europea – 67.000 le specie tra piante e animali, il 43% di tutte quelli presenti nel Vecchio Continente – il declino si avverte anche sullo Stivale. Su 672 specie di vertebrati terrestri e marini analizzati, ben 6 sono a rischio estinzione imminente e altrettante quelle ormai scomparse, come la gru cenerina. 161, ben il 28% sul totale, sono invece gravemente minacciate: in questo gruppo rientrano lo squalo volpe, la trota mediterranea, l’anguilla, l’aquila di Bonelli, l’orso bruno e il grifone, a cui si aggiungono altri esemplari in pericolo come il delfino comune, il capodoglio, la tartaruga Caretta caretta e la gallina prataiola. Ben più complesso è il dato sull’infinito e unico patrimonio vegetale tricolore, dove a maggior rischio vi sono le barriere coralline e i boschi di conifere. In Europa, inoltre, la probabilità di estinzione è più alta nell’area del Mediterraneo, dalla Spagna alla Grecia, dove si stimano 19.817 specie minacciate, tra cui il 41% degli anfibi, il 33% delle barriere coralline, il 25% dei mammiferi, il 13% degli uccelli e il 30% delle conifere. Così spiega Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente:

La ricchezza del nostro patrimonio ambientale va considerata come una risorsa per proporre modelli di sviluppo nel segno della green economy. La biodiversità può e deve essere una leva su cui puntare per rilanciare l’economia del Paese.

Dello stesso avviso anche Antonio Nicoletti, responsabile Aree protette e biodiversità sempre per Legambiente:

Se è vero che, in questo senso, i Parchi sono stati una sfida positiva e vincente, ultimamente hanno perso la loro spinta propulsiva. Occorre rivitalizzare il loro ruolo, tra conservazione e servizi ecosistemici. Anche per dimostrare come le aree protette siano non solo un tassello fondamentale per raggiungere obiettivi di sviluppo economico, ma anche per ottenere il benessere psico-fisico delle persone, combattere i cambiamenti climatici, salvaguardare la cultura e le tradizioni locali e raggiungere gli obiettivi di conservazione previsti dal Piano strategico per la biodiversità sottoscritto nel 2010 ad Aichi durante la decima conferenza delle parti dell’ONU.

Le cause di quel che risulta essere una vera e propria moria per la biodiversità, si rilevano innanzitutto nella perdita degli habitat naturali, che coinvolge il 20% delle specie, e nell’inquinamento responsabile di un altro 20%. Ma anche la cattura nelle reti da pesca, l’urbanizzazione deregolamentata e spesso abusiva, la distruzione dei boschi per gli allevamenti intensivi o la costruzione di infrastrutture, i cambiamenti climatici con l’innalzamento delle temperature, la contaminazione delle falde acquifere e molto altro ancora.

22 maggio 2014
In questa pagina si parla di:
Fonte:
I vostri commenti
Silvano Ghezzo, venerdì 23 maggio 2014 alle2:07 ha scritto: rispondi »

Solita scoperta dell'acqua calda. Più uomini = sempre meno animali selvatici. Rispondetevi da soli quale può essere il rimedio per questo e per tanti altri catastrofici disastri. Resto comunque convintissimo che parallelamente è indispensabile anche una forte azione di rispetto ecologico, se vogliamo salvare questa nostra meravigliosa , ma anche unica e indispensabile Terra. Il tutto per non dover solo sopravvivere, ma poter invece condurre un'esistenza quantomeno decente .

Lascia un commento