Si celebra oggi la ventiduesima Giornata Mondiale dell’Acqua, una ricorrenza istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite per porre l’attenzione su un bene così prezioso per l’uomo e, purtroppo, sempre meno disponibile. E in oltre vent’anni la situazione non è migliorata, anzi: gli sprechi aumentano di anno in anno e la quantità di acqua potabile a disposizione dell’uomo, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, è sempre più ridotta.

Una questione, quella dell’impegno nel preservare le risorse idriche, che non coinvolge soltanto le nazioni del Terzo Mondo, ma anche l’Italia, così come il WWF sottolinea. Oltre a essere il terzo paese importatore di acqua “virtuale” – quella presenti in cibi e altri prodotti, nonostante le risorse idriche allo Stivale di certo non manchino – l’attenzione tricolore è davvero scarsa. Nel rapporto “L’impronta idrica dell’Italia”, condotta dal team guidato da Marta Antonelli e Francesca Greco presso il King’s College di Londra e promossa in vista dell’Expo 2015, si analizza la produzione e il consumo d’acqua sul territorio.

L’Italia produce circa 70 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno, suddivisi nelle varie attività umane. L’85% finisce nell’agricoltura, a sua volta suddivisa in coltivazioni per l’alimentazione umana, i mangiami per il bestiame, il pascolo e l’allevamento. Il resto, il 15%, si divide invece tra le necessità del settore industriale e il consumo domestico. Proprio il consumo globale è il dato più preoccupante che emerge dagli studi, perché lo Stivale necessita di ben 132 miliardi di metri cubi l’anno – 6.000 litri pro capite. Una cifra che va ben oltre a quella della produzione, che si traduce nell’import di acqua “virtuale” da cibi e prodotti esteri. E il settore dell’alimentazione è quello dove si spreca di più, perché costituisce l’89% del consumo dei cittadini.

Nel frattempo, l’Osservatorio Prezzi e Tariffe di CittadinanzaAttiva svela come il 33% di tutta l’acqua presente in Italia venga sprecato in condotti idrici non soddisfacenti, una perdita pari a 3,7 miliardi di euro l’anno. E mentre il prezioso liquido viene perduto in tubature ormai vetuste e non più idonee per un approvvigionamento idrico virtuoso, per i cittadini aumentano i costi in bolletta: +43% dallo scorso 2007, pari a circa 333 euro l’anno a famiglia. Dati importanti, soprattutto se si considera come servano 103 miliardi di dollari l’anno per rendere potabile e igienica l’acqua nei paesi di sviluppo, risorsa che nel 75% dei casi mondiali viene invece sfruttata per la produzione di energia a livello industriale.

22 marzo 2014
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WWF
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