È stato presentato oggi in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua il “World Water Development Report” (WWDR) 2016 realizzato dall’ONU in collaborazione con le 31 organizzazioni del Sistema delle Nazioni Unite e con i 38 partner internazionali che compongono l’UN-Water. Il tema centrale è lo “Sviluppo delle risorse idriche mondiali” coniugato secondo la connessione tra “acqua” e “lavoro“.

Sono 1,5 miliardi le persone nel mondo che lavorano in un settore che dipende dalla presenza di acqua, si tratta di 3 posti di lavoro su 4. Irina Bokova, Direttore Generale dell’UNESCO, spiega:

Acqua e lavoro sono strettamente collegati a vari livelli, dal punto di vista economico, ambientale e sociale. Questa edizione del World Water Development Report esamina per la prima volta lo stretto legame tra acqua e lavoro.

Il rapporto spiega come trovare dati che quantifichino la relazione tra risorsa acqua, crescita economica e posti di lavoro sia molto complesso, ciò nonostante esistono diversi studi che dimostrano come investire in una gestione più intelligente dell’acqua dia risultati sorprendenti che si traducono in vantaggi di tipo economico:

  • In Africa investire in piccoli progetti finalizzati a garantire l’accesso ai servizi igienico-sanitari di base e a fornire acqua sicura potrebbero portare ad un aumento del PIL del continente del 5% (28,4 miliardi di dollari americani che potrebbero entrare a bilancio ogni anno).
  • Negli Stati Uniti investire 1 milione di dollari in infrastrutture tradizionali per la fornitura e il trattamento dell’acqua porterebbe alla creazione dai 10 ai 20 nuovi posti di lavoro.
  • In America Latina impegnare 1 miliardo di dollari per espandere la rete di approvvigionamento idrico e per migliorare i servizi igienico-sanitari, potrebbe comportare occupazione per 100.000 persone in più.

Uno dei settori sui quali si dovrebbe puntare maggiormente sono i servizi igienico-sanitari: negli ultimi anni il numero dei lavoratori in questo settore è sensibilmente diminuito, ma rimane comunque un settore promettente. Basti pensare che solo in Bangladesh, Benin e Cambogia, entro il 2025, ci saranno circa venti milioni di persone residenti in aree rurali che finalmente avranno a disposizione l’acqua corrente, attualmente sono più di 3 milioni. Secondo uno studio condotto in Bangladesh, Indonesia, Peru e Tanzania, il potenziale economico dei servizi igienico-sanitari è pari a 700 milioni di dollari l’anno.

Anche ammodernare reti idriche datate e non più efficienti può essere fondamentare per stimolare lo sviluppo. Sono molte le città tra le più moderne del mondo occidentale, che non brillano da questo punto di vista e rivelano sprechi che nel 2016, soprattutto considerando quanto sia sempre più preziosa e scarsa questa risorsa, non sono ammissibili.

Il report si inserisce nell’ambito dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e sottolinea l’importanza di migliorare la produttività delle risorse idriche per avvicinarci ad un’economia sempre più “verde”. Per questo servono formazione e condizioni dignitose delle persone impegnate a portare avanti questa sfida.

L’uso di acqua dolce è aumentato dagli anni ’80 ad oggi dell’1% ogni anno. Si tratta però di un bene che vedrà una progressiva riduzione in futuro: secondo il quinto rapporto di valutazione dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), il 7% della popolazione mondiale vedrà tagliato il suo approvvigionamento fino al 20% per ogni grado in più di temperatura che il globo mediamente raggiungerà rispetto all’era preindustriale.

Porre la nostra attenzione e la tecnologia a disposizione per la valutazione di questi problemi e predisporre nuove strutture e tecniche per risolverli, non solo ci aiuterà a convivere con il problema della scarsità d’acqua, ma potrà diventare un’opportunità di lavoro per migliaia di persone.

22 marzo 2016
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