Giornata Mondiale Acqua: la sfida dei movimenti per i beni comuni

Oggi è ufficialmente la Giornata Mondiale per l’Acqua, ma già qualche giorno fa il movimento europeo che prova ad imporre l’idea che questo bene sia un bene comune ha chiuso il proprio (contro)summit a Marsiglia. Un successo di partecipazione cui fa eco il fallimento di un locale summit istituzionale sullo stesso tema.

Come notano sul blog-diario ufficiale della manifestazione:

Il forum ufficiale, un flop costato milioni di euro e che ha costretto Nicolas Sarkozy a cancellare la sua partecipazione pochi giorni prima dell’apertura dei lavori, è stato snobbato da tutte le altre cariche degli stati incluso il nostro ministro Corrado Clini.

Al contrario il Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua è andato ben oltre qualsiasi aspettativa:

Dall’altro lato della città il forum alternativo in mattinata si era chiuso con l’approvazione di una dichiarazione finale che ribadisce la volontà del movimento di arrestare la privatizzazione e la finanziarizzazione dell’acqua e ottenere il pieno riconoscimento dell’acqua come diritto. Il testo contiene anche un diretto appello alle Nazioni Unite di riportare il dibattito politico sulle risorse idriche in seno istituzionale organizzando un forum “legittimo” a ottobre del 2014.

Insomma, l’idea che l’acqua sia un bene comune non è diffusa solo nel nostro Paese. Il documento stilato, che dà il via ufficiale ad una nuova rete di realtà locali, contiene una sorta di quattro comandamenti che orientano il percorso del movimento:

  1. l’acqua non è una merce ma un diritto universale ed un bene comune
  2. il superamento del full cost recovery come principio guida del finanziamento del servizio idrico
  3. garantire a tutti l’accesso al quantitativo minimo vitale d’acqua
  4. la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori alla gestione del servizio.

Insomma, se una certa vulgata istituzionale sembra insistere sul valore del libero mercato anche nella gestione di servizi come l’acqua, il Forum ha deciso che al contrario l’unica strada capace di garantire l’erogazione del bene in maniera “democratica” passa per il pubblico. Certamente, senza che questo diventi una sorta di apologia acritica del “pubblico”:

Una delle questioni che maggiormente ha animato i dibattiti è quella su quale modello di pubblico il movimento intende abbracciare. Un dibattito aperto che apre un interessante confronto sia culturale che fra tradizioni politiche diverse ed essenziale nella riflessione complessiva sul tema dei beni comuni.

A 4 giorni di distanza dalla chiusura del Forum, possiamo festeggiare la Festa dell’Acqua consapevoli che, non solo le grandi multinazionali e varie istituzioni politiche, ma anche vari movimenti della società civile animeranno nei prossimi anni un dibattito a riguardo che ha diversi nodi da sciogliere.

Fonti: Fame D’Acqua.

22 marzo 2012
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