Come già spiegato due giorni fa, l’allarme sembra rientrato: non ci saranno tagli ai finanziamenti alle rinnovabili nella prossima finanziaria “lacrime e sangue”. Ma mentre il mondo politico si divide sugli altri punti di una delle leggi più importanti e gravi che il nostro Paese ricordi, le associazioni di settore mantengono alta l’attenzione. Già il primo luglio erano state chiarissime nel bocciare l’ipotesi:

Le Associazioni delle rinnovabili ANIE/GIFI, ANEV, APER e ASSOSOLARE, hanno appreso con incredulità e sgomento la notizia dell’emendamento all’art. 33 del DL Manovra, oggi all’esame del Consiglio dei Ministri, che prevede, a decorrere dal primo gennaio 2012, che tutti gli incentivi, i benefici e le altre agevolazioni comunque comunque a carico delle componenti tariffarie relative alle forniture di energia elettrica e del gas naturale, previsti da norme di legge o da regolamenti, siano ridotti del 30% rispetto a quelli applicabili alla data del 31 dicembre 2010.

In un comunicato più recente ANIE/GIFI ha ribadito il proprio giudizio, tirando un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. Un eventuale taglio, oltre a scoraggiare gli investitori, arrivando dopo i ritardi nella promulgazione del Quarto Conto Energia, aumenterebbe la sensazione di poca affidabilità dell’Italia rispetto ad altri mercati europei. Valerio Natalizia, presidente dell’associazione, ha poi precisato che la fuga di notizie – poi smentita nei fatti – ha generato non pochi danni al settore:

Le voci che si sono rincorse da giovedì 30 giugno hanno creato il panico nel settore, molti operatori hanno rinunciato a investire. II comparto del fotovoltaico esce stremato da quattro mesi di totale blocco a seguito del provvedimento di sospensione degli incentivi contenuto nel Decreto Legislativo 3 marzo 2011, n. 28 di attuazione della direttiva sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili e che ha causato numerosi fallimenti e sensibili riduzioni del personale. Ora ancora voci di possibili tagli agli incentivi appena fissati. Il settore delle rinnovabili ha bisogno di stabilità e sicurezza. Chiediamo al governo impegni precisi.

La chiusa di ANIE/GIFI è drastica: se sommiamo ritardi legislativi e la spada di Damocle di possibili tagli sempre possibili, la conclusione cui possono arrivare gli operatori è la totale instabilità delle istituzioni italiane, scoraggiando qualsiasi investimento:

Gli istituti di credito nazionali, seppur con molte paure e perplessità, stavano tornando a investire nel settore. Ma le voci provenienti da Roma rendono complicata qualsiasi pianificazione. C’è chi crede ormai che nel nostro Paese sia difficile fare un contratto con lo Stato.

7 luglio 2011
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