Non smette di far discutere l’articolo 65 del decreto liberalizzazioni, anche detto “Cresci Italia”, che cancella con 40 giorni d’anticipo gli incentivi al fotovoltaico a terra su suolo agricolo di potenza superiore a 1 MW. L’ultima reazione negativa è quella di Legambiente, che pur apprezzando il freno tirato ai parchi a terra di grandi dimensioni non gradisce affatto la retroattività dell’articolo 65. Come spiega l’associazione ambientalista:

Il governo ha fatto bene a intervenire sugli incentivi per il fotovoltaico a terra, perché il boom di progetti presentati al GSE rischia di mandare in tilt il sistema e di diventare un boomerang per il futuro delle rinnovabili. Non condividiamo però l’impianto dell’articolo, in primo luogo perché cancella il fotovoltaico a terra anche per le aziende agricole dove poteva rappresentare un’integrazione del reddito, poi perché l’incentivo proposto per gli impianti sulle serre è troppo generoso e rischia di diventare un volano per le speculazioni

Legambiente, poi, mette in luce quello che è abbastanza chiaro per tutti coloro che fanno agricoltura: la copertura fotovoltaica, per quanto limitata al 50% dalle recenti regole dettate dal GSE, è incompatibile con gran parte delle produzioni agricole:

In parole povere, vengono previsti incentivi per il fotovoltaico su serra molto più generosi di quelli previsti dal vigente conto energia per il fotovoltaico al suolo (e senza incappare nei limiti imposti dalla precedente normativa), con un limite di ombreggiatura altissimo (il 50%). Questa indicazione potrebbe dare il via libera a speculazioni per ottenere incentivi pari a quelli delle coperture integrate negli edifici, che sono molto più alti di quelli per i pannelli al suolo. Ovviamente sotto le serre ci sarebbe tanta ombra da permettere ben poche coltivazioni, ma tanto gli incentivi coprirebbero abbondantemente anche i costi della mancata produzione

Ma le critiche all’articolo 65 arrivano persino dal GIFI, il Gruppo imprese fotovoltaiche di Confindustria che l’anno scorso guidò la crociata contro il fotovoltaico sui campi in favore di quello sui tetti. Secondo Valerio Natalizia, presidente del GIFI

L’art.65 deve essere stralciato perché rappresenta per tutto il settore un’ulteriore grave minaccia in termini di investimenti già in essere, posti di lavoro, reputazione nei confronti degli investitori e delle banche, di stabilità normativa e certezza delle regole. Questo provvedimento ha già causato gravi danni agli operatori italiani bloccando in molti casi i cantieri in costruzione che traguardano la scadenza del 28 marzo prevista dalla precedente legislazione. Contestualmente allo stralcio dell’art. 65 si dovrà pertanto consentire di recuperare il tempo perduto

Ultime critiche, infine, da un’altra associazione di produttori di energia rinnovabile: l’APER. Pietro Pacchione, delegato dell’associazione per l’energia fotovoltaica, in un’intervista a Rinnovabili.it spiega che l’APER sta valutando azioni legali contro l’articolo 65:

Stiamo valutando se ci sono strade legali che possono essere perseguite immediatamente. C’è un circolo vizioso dove da una parte ci sono le banche che ovviamente si mettono in tutela e, dall’altra, ci sono gli imprenditori bloccati perché non ricevono più soldi dalle banche per finire l’impianto. I tempi sono strettissimi per recuperare questo errore e comunque si tratta di una situazione che porta a perdere gli incentivi

C’è poi chi comincia a mettere in dubbio la costituzionalità di tutto l’articolo 65. Su DailyE, notiziario tecnico sull’energia, Felice Lucia spiega che sono soprattutto due i punti a rischio: la retroattività del taglio agli incentivi, che annulla il diritto acquisito a ottenere l’incentivo, e l’imposizione dall’alto del nuovo incentivo sulle serre fotovoltaiche. Riguardo a quest’ultimo punto DailyE mette in luce che

l’incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici è disciplinata con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del mare, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e non con un decreto legge governativo, così come espresso dal D.lgs. 28/2011 (art. 24 comma 5 e art. 25 comma 10). Quindi soltanto un altro decreto ministeriale di concerto con le regioni poteva modificare gli incentivi e i relativi premi. L’energia è una materia concorrente e come tale dev’essere coinvolta la conferenza unificata

Con questo clima inizia a sembrare sempre più possibile che il famoso comma 4 dell’articolo 54 del decreto liberalizzazioni, che cancella immediatamente gli incentivi anche per i parchi fotovoltaici superiori al MW già costruiti ma non ancora entrati in esercizio, venga a sua volta eliminato o modificato in Parlamento o con un ulteriore decreto ministeriale. La telenovela degli incentivi al fotovoltaico potrebbe presto continuare con una nuova puntata.

| GIFI |Rinnovabili.it | DailyE

30 gennaio 2012
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Massi Manetti, lunedì 30 gennaio 2012 alle21:32 ha scritto: rispondi »

Prima questione, perchè si attaccano gli incentivi per il fotovoltaico con cifre da barrino come quelle date dall'ex ministro CLO' secondo cui gli incentivi in 20 anni ammonterebbero a 100 mld. di euro, quando nello stesso giorno il GSE annunciava che ad oggi gli incentivi ammontavano a 5 miliardi e sono ad estinzione quindi 100 mld. è un numero al lotto.Incompetenza o interessi di parte di un ex ministro, entrambe possibili. Perchè gli addetti ai lavori non parlano mai dei contributi fissi ed eterni che vengono dati alle energie assimilate , compresi i decantati inceneritori, tipo quello di Brescia ? Il problema è che in questi 20 anni in tema di energia e rifiuti siamo stati nelle mani di banditi e della politica collusa, vecchia, arretrata:nucleare, petrolio, inceneritori, discariche. Follie da cancellare ed affermare una cultura nuova della sostenibilità e della innovazione. Per gli incentivi al fotovoltaici sono d'accordo in una loro progressiva riduzione, sono contrario a vietare impianti a terra di proprietà di aziende agricole che possono trovare una integrazione del reddito agricolo sempre più modesto. Togliamo dalle bollette degli italiani gli incentivi per le energie assimilate: in particolare gli inceneritori e centrali ove si bruciano oli minerali.  Subito misure eccezionali per raccolta differenziata. 

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