Un vero e proprio paesaggio in miniatura, dove dedicarsi alla contemplazione della natura, alla meditazione e alla cura delle proprie energie: è questo il giardino giapponese, uno spazio verde che da secoli incanta le più svariate generazioni. Decisamente differente rispetto alle tradizioni occidentali, tra cui quella inglese e quella italiana, questa progettazione del verde ottiene oggi estimatori in tutto il mondo. Quali sono le caratteristiche, nonché le sue tradizioni?

=> Scopri il giardino inglese


Mentre nel giardino inglese si ricerca l’emozione e la sorpresa del visitatore, e in quello italiano l’armonia delle forme geometriche, nella definizione giapponese è la mente ad avere la meglio. Di seguito, qualche indicazione.

Giardino giapponese: cosa è?

Più che di giardino giapponese, bisognerebbe parlare di “giardini” nipponici: la tradizione orientale, infatti, comprende diverse definizioni di questa vera e propria arte del verde, tutte dai profondi significati. In linea generale, si può identificare quello giapponese come uno spazio che riproduce, perlopiù in miniatura, delle scene naturalistiche stilizzate, dei paesaggi minimali ma completi, da ammirare con un solo sguardo. Estremamente curati e dal forte impatto cromatico, la progettazione tiene normalmente conto dell’equilibrio dei quattro elementi – aria, acqua, terra e fuoco – sia con riproduzioni reali degli stessi che con simboli che ne possano ricordare le energie.

Sebbene oggi si tenda ad associare al giardino giapponese la meditazione, le sue origini risultano molto meno filosofiche rispetto a quanto si possa pensare. Nati sull’isola di Honshu durante il periodo Heian, si sono sviluppati a partire da quelli cinesi, per poi raggiungere una propria identità. Inizialmente ricreati per assecondare il gradimento estetico di imperatori e nobili, solo in un secondo periodo vennero scelti anche per le discipline buddiste, come aree di contemplazione e discussione filosofica. Per la meditazione, invece, i monaci preferivano luoghi chiusi atti alle pratiche ascetiche, chiamati zendō. L’evoluzione di questa disciplina per la tenuta del verde è continua e, a partire dal diciannovesimo secolo, si è assistito a una sempre maggiore commistione con influenze anche di tipo occidentale. I cardini rimangono la semplicità, l’equilibrio degli elementi, l’assenza di contrasti fastidiosi, la scelta accurata dei colori e dei materiali, nonché una propensione all’osservazione e al silenzio.

=> Scopri i giardini zen e bonseki


Come già accennato, sono diversi gli stili che possono caratterizzare il giardino giapponese. Il karesansui rappresenta un’area fatta di elementi perlopiù secchi, del tutto analoga ai famosi giardini zen e bonseki, dove i quattro elementi sono riprodotti dalla disposizione di rocce e ghiaia, mentre l’acqua e l’aria sono ricreate a partire da solchi lungo la superficie. Il kaiyu-shiki-teien si esplica invece con la riproduzione in miniatura di paesaggi ricostruiti, il roji è il verde rustico che circonda le case da tè, mentre gli tsubo-niwa sono i piccoli cortili che animano gli interni dei palazzi.

Giardino giapponese: consigli di base

Sebbene all’interno dell’urbanizzazione occidentale il giardino giapponese possa apparire abbastanza stridente, sempre più esperti di architettura e giardinaggio hanno deciso di dedicare piccoli spazi a questo stile. È inoltre possibile realizzarne una piccola declinazione domestica, ad esempio dedicando un angolo del proprio cortile, seguendo alcune regole fondamentali.

Come già visto, questa progettazione tende a riprodurre in miniatura, e in maniera stilizzata, i grandi paesaggi naturali. Per farlo, si approfitta innanzitutto dei naturali dislivelli del suolo, ricavandone caratteristiche collinette, con una copertura in prato corto e ben curato o, ancora, di gradevole muschio. Indispensabile è anche l’elemento acqua, con piccoli ruscelli o stagni artificiali, da circondare con rocce uniformi, preferibilmente levigate così da similare la stessa azione dei corsi naturali. Gli specchi d’acqua possono quindi essere abbelliti con fiori di loto e piccole cascate in legno di bambù, nonché con tradizionali carpe e pesci rossi. Se lo spazio a propria disposizione fosse sufficiente, ideale sarà posizionare anche semplici ponticelli ad arco, preferibilmente in legno, affinché fungano da rilassante punto di osservazione. Ancora, il legno in ciocchi può essere impiegato per ottenere rapidi percorsi in acqua, disponendo verticalmente gli stessi affinché emergano dalla superficie.

=> Scopri il giardino italiano


La scelta delle piante deve essere molto accurata: sempre in un’ottica di miniaturizzazione, si dovranno evitare le varietà dalle altezze troppo elevate. Via libera al bambù, ai ginepri, all’acero, ai bonsai e alle più svariate tipologie di siepi, da completare con fiori dai petali ricchi ma delicati, come crisantemi, dalie, gigli e molto altro ancora. Per gli spazi di grandi dimensioni, spesso vengono implementati anche gli alberi da frutto, in particolare il ciliegio, con la sua scenografica perdita di petali durante il periodo della fioritura. Ancora, ideali sono le piccole piante sempreverdi, da abbinare alle coperture in muschio, affinché si possa godere di un giardino verde per gran parte dell’anno. A questo scopo, utili risultano anche i percorsi in sabbia bianca oppure in piccola ghiaia. Nonostante la ricerca dell’equilibrio, infine, il giardino giapponese tende comunque a evitare le simmetrie, preferendo una disposizione dispari degli elementi.

26 agosto 2017
Lascia un commento