Al crescere dell’interesse verso le filosofie e le culture orientali, si sente sempre più spesso parlare di giardini zen, dei luoghi di calma e di pace, di meditazione e contatto con se stessi. Ma quali sono gli elementi che li caratterizzano, quali i significati e come realizzarne un piccolo esemplare in miniatura, da custodire in casa?

Il giardino zen prende le mosse dalla grande tradizione di quelli secchi giapponesi: mentre in occidente al giardino in Occidente si associa l’immagine di uno spazio aperto e ricolmo di vegetazione e colori, nelle cultura nipponica è spesso simbolo di minimalismo, staticità e silenzio. Un modo per entrare in diretto contatto con l‘essenzialità degli elementi, per ritrovare se stessi, agevolare il pensiero e la meditazione. Di seguito, qualche nozione di base sui giardini zen, nonché qualche rapido consiglio per ricrearli anche nella propria abitazione.

Giardini zen: cosa sono?

In linea del tutto generica, si può riassumere il giardino zen come un luogo in cui gli elementi naturali – l’acqua, le pietre e le piante – sono sostituiti e rappresentati in modo simbolico da massi e ghiaia. Questi giardini, volutamente minimalisti, nascono per consentire un contatto più diretto con il proprio essere, favorendo la meditazione, l’astrazione e il simbolismo, ritrovando immediato benessere grazie alla calma e al silenzio.

L’elemento acqua è rappresentato dalla ghiaia, disposta in veri e propri fiumi, il cui moto costante è interrotto da grandi massi che emergono dal suolo, questi ultimi simboli di montagne, vegetazioni e della natura in generale. A volte, oltre a ghiaia e massi, sono presenti anche delle piccole fontanelle nonché dei ridotti stagni. Interessante è, in questo caso, notare come il percorso e la caduta dell’acqua non sia mai casuale, bensì studiato affinché il contatto con massi e ghiaia produca sempre rumori lievemente differenziati. Il suono scandisce il ritmo della meditazione, nonché procura un immediato effetto rilassante. Per riprodurre il movimento simbolico dell’acqua rappresentata dalla ghiaia, invece, si fa ricorso a dei rastrelli in legno: il solco tracciato sarà sempre armonico e uniforme, senza mai sollevare lo strumento del suolo, affinché vengano ricordate onde e correnti.

A volte il giardino zen è completato con una blanda vegetazione, mai visivamente invasiva, costituta da piante acquatiche come il loto, ma anche muschi e licheni. La disposizione di tutti gli elementi nello spazio non è mai casuale e, inoltre, tende a riprodurre l’andamento delle stagioni. Inoltre, si tende a seguire una disposizione tutt’altro che simmetrica, poiché la perfezione è considerata irreale. I grandi giardini zen vengono chiamati karesansui, ma esistono anche versioni di ridotte dimensioni, utili per agevolare la concentrazione all’interno delle abitazioni e per la decorazione degli ambienti. Questi prendono il nome di bonseki.

Realizzare un bonseki

Creare un piccolo giardino zen in miniatura, ovvero un bonseki, è un’operazione mediamente semplice, adatta anche ai neofiti del fai da te e del giardinaggio, nonché a chi non disponesse di una grande manualità.

L’occorrente è davvero alla portata di tutti e, per i pochi elementi che non sono già disponibili in casa o non possono essere recuperati con il riciclo creativo, si potrà approfittare di qualsiasi negozio dedicato al bricolage. Per la creazione serve una cornice in legno, una lastra di compensato di dimensioni analoghe alla cornice, della sabbia bianca, qualche sasso e un piccolo rastrello in legno.

Il primo passo è quello di fissare la lastra in compensato alla porzione posteriore della cornice, affinché si crei una piccola depressione centrale, dove poi andrà inserita la sabbia. Per farlo, si può ricorrere semplicemente a della colla per il legno o vinilica o, se si cercasse maggiore resistenza, anche a chiodini o viti. Fissato il pannello, si posiziona la cornice in orizzontale e si riempie di uno strato uniforme di sabbia bianca, dopodiché si adagiano i massi, i quali dovranno essere possibilmente di tinte irregolari. Il bonseki è quindi pronto: durante la meditazione, con il piccolo rastrello si tracceranno i solchi a riprodurre l’acqua, un’azione dolce e ripetuta che aiuterà il pensiero.

17 aprile 2016
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