Giapponesi contro il nucleare dopo Fukushima. Ma il governo insiste

Come abbiamo già scritto, il Giappone non intende abbandonare l’atomo: l’energia nucleare resterà uno dei “pilastri” del piano energetico nipponico. Questo, almeno, nelle dichiarazioni e negli intenti del premier Naoto Kan e di tutto il suo governo. L’opinione pubblica sembra però pensarla diversamente e in una maniera così radicale e diffusa che difficilmente non genererà qualche problema all’esecutivo.

Un recente sondaggio mostra, infatti, che dopo Fuskushima ben l’82% della popolazione giapponese si dichiara favorevole allo smantellamento graduale o immediato di tutte le centrali nucleari presenti nel paese. Un referendum simile a quello appena votato in Italia avrebbe, quindi, un risultato tale da mettere in ginocchio i propositi del governo.

Intanto alla centrale di Fukushima i lavori per la messa in sicurezza della zona sono ben lontani dall’essere a buon punto. Ogni settimana si leggono notizie di piccoli-grandi problemi, riversamenti di radiazioni in aria e in acqua, evacuazioni precauzionali della zona, ecc. L’ultima novità parla della costruzione di un innovativo “sarcofago”, costruito con materiali altamente isolanti. L’auspico è isolare l’intero edificio del reattore 1 (ma si prevedono soluzioni simili anche per altri due reattori).

La situazione, nonostante il silenzio dei media, resta altamente critica. Solo ieri sono stati rilasciati nell’aria dal secondo reattore ben 1,6 milioni di bequerel di materiali radioattivo.

20 giugno 2011
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