In Giappone, il disastro di Fukushima ha messo in luce come le misure di sicurezza prese fin’ora contro gli eventi sismici possano non essere sufficienti quando si scatenano tsunami di potenza inaudita.

È quindi assolutamente normale che il futuro dell’energia nucleare nipponica sia strettamente legata alla capacità di rassicurare gli abitanti su quest’argomento. Possiamo leggere in questo senso, allora, la decisione, su suggerimento del primo ministro Naoto Kan, della Chubu Electric Power di chiudere temporaneamente la centrale di Hamaoka, circa 200 chilometri a sudovest di Tokyo.

La centrale sarà riaperta soltanto quando le autorità riterranno sufficienti i lavori per la messa in sicurezza dagli tsunami – ovvero tra minimo due anni.

Questa decisione, va comunque detto, non sarà del tutto “gratuita”. In Giappone il nucleare copre circa il 30% del fabbisogno nazionale. Con la chiusura dei reattori di Fukushima, di quelli di Hamaoka – senza parlare dei momentanei problemi a Tsuruga, dove per varie cause la locale centrale è momentaneamente ferma – il paese del sollevante rischia seriamente di ritrovarsi a corto di corrente.

Chissà che almeno questa situazione non si riveli come un monito a tutti i pro-nuclearisti nostrani.

9 maggio 2011
In questa pagina si parla di:
I vostri commenti
Yuuki, lunedì 9 maggio 2011 alle15:46 ha scritto: rispondi »

La centrale di Hamaoka... non Mamaoka!!!

Lascia un commento