Dopo il disastro nucleare avvenuto a Fukushima Daiichi, che ancora oggi non è affatto un sotto controllo, il Giappone tenta faticosamente di uscire dal limbo energetico in cui il terremoto e lo tsunami l’hanno cacciato. Molte centrali nucleari sono ancora spente ma l’energia al momento non manca, anche grazie a un poderoso piano nazionale di risparmio energetico.

Un piano che prevede ad esempio un abbigliamento più formale e fresco in ufficio durante l’estate, in cambio della rinuncia ai condizionatori d’aria. Ma, a quanto pare, ancora non basta: il Giappone, infatti, secondo i primi studi sta aumentando le sue emissioni di CO2.

Ad esempio lo studio del Breakthrough Institute, una fonte notoriamente favorevole al nucleare e contraria alle energie rinnovabili e, in generale, all’ambientalismo tanto da arrivare ad affermare che l’attuale perdita della biodiversità nel mondo non esiste se consideriamo gli animali che migrano da un continente all’altro in cerca di un luogo dove sopravvivere.

Il Breakthrough Institute ha preso traccia delle importazioni di combustibile fossile nel Giappone post Fukushima scoprendo che gli acquisti di petrolio sono triplicati mentre quelli di GNL (il gas naturale liquefatto che si brucia dopo il passaggio nei rigassificatori) sono saliti del 39%. L’aumento delle emissioni di CO2, quindi, è la conseguenza della sostituzione dell’energia elettrica prodotta da fonte nucleare con energia prodotta da fonte fossile.

Il risultato finale è che, a novembre 2011, il Giappone ha emesso il 3,8% di CO2 in più rispetto allo stesso mese del 2010. Che è poi la scoperta dell’acqua calda, visto che un aumento delle emissioni giapponesi era previsto da tutti. Tanto previsto, e visto il dramma nucleare di Fukushima anche tanto giustificato, che al termine dei negoziati sul clima di Durban il Giappone non ha accettato alcuna riduzione delle sue emissioni nei prossimi anni. Semplicemente perché non se lo può permettere.

Che poi questo sia un buon esempio di come uscendo dal nucleare aumentino le emissioni di CO2 è tutto da dimostrare: un disastro atomico non è nei piani energetici di nessun paese al mondo. Per fortuna.

14 febbraio 2012
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