In Giappone è ancora allarme per l’uccisione delle balene, mammiferi marini tutt’oggi ancora molto diffusi nella cucina e nella medicina tradizionale del Sol Levante. E nonostante un divieto globale di caccia dei grandi cetacei, l’organizzazione animalista Sea Shepherd denuncia le attività di un peschereccio in barba agli accordi internazionali.

Il video è stato pubblicato lo scorso 5 gennaio e da allora ha fatto il giro nel mondo, sia sul Web che sui media tradizionali. Una nave giapponese, la Nisshin Maru, è stata ripresa dagli elicotteri di Sea Shepherd al largo del Southern Ocean Whale Sanctuary, un’area di 50 milioni di chilometri quadrati di perimetro dell’Antartide, famosa per l’elevata presenza di balene. Sul ponte della nave visibili tre grandi cetacei senza vita, immersi in un vero e proprio bagno di sangue.

La nave, localizzata a 64°44′ Sud e 162°34′ Ovest nelle acque territoriali della Nuova Zelanda, aveva già valicato i confini internazionali antartici riconosciuti per il Southern Ocean Whale Sanctuary. Nonostante i cetacei siano protetti in questa zona e viga il divieto di cattura, non capita di rado che navi si addentrino nella solitudine in prossimità del Polo data la difficoltà di condurre effettivi controlli. Così spiega Jeff Hansen, Managing Director di Sea Shepherd Australia:

Il Southern Ocean Whale Sanctuary è stato contaminato dal massacro illegale delle bellissime e maestose balenottere minori, a causa delle azioni crudeli, violente e barbariche dei bracconieri giapponesi. Nessuno conoscerà mai il dolore e la sofferenza che questi giocosi e gentili giganti hanno dovuto subire per un arpione esplosivo che ne ha attraversato il corpo per il tempo del loro ultimo respiro, in un mare ricolmo del loro stesso sangue. Un fatto è certo: Sea Shepherd farà tutto quello che serve per assicurare che le balene non debbano più subire i colpi di questi macellai dal Giappone.

La caccia alle balene nelle zone a ridosso dell’Antartide è vietata da una moratoria internazionale del 1986, ma le baleniere del Sol Levante pare abbiano sempre ignorato divieti e sanzioni, tanto da richiedere l’intervento congiunto dei governi dell’Australia e della Nuova Zelanda affinché ogni imbarcazione sospetta venga intercettata e i responsabili consegnati alla Corte di Giustizia Internazionale. Lo scorso anno casi analoghi hanno sollevato l’indignazione dell’opinione pubblica mondiale, con petizioni e manifestazioni affinché il Giappone renda illegale la carne e i rimedi a base di balena. La nazione, però, ha autorizzato comunque l’uccisione di 1.000 esemplari per l’anno in corso, motivando il tutto sotto l’egida delle necessità della “ricerca scientifica”.

Di seguito, il video del ritrovamento: attenzione, le immagini potrebbero non essere adatte a un pubblico particolarmente sensibile.

7 gennaio 2014
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I vostri commenti
franco, mercoledì 8 gennaio 2014 alle11:07 ha scritto: rispondi »

ciao a tutti , boicottiamo l'acquisto di auto e motociclette provenienti dal giappone ,insomma facciamogli capire che non conviene massacrare balene ,chi la pensa come me?

Luigi Fiorin, martedì 7 gennaio 2014 alle22:50 ha scritto: rispondi »

Per quanto tempo ancora la BIODIVERSITA' potrà sopportare gratis questa famelica avidità umana degenerata?

Laura, martedì 7 gennaio 2014 alle21:50 ha scritto: rispondi »

È inammissibile che una nazione come il Giappone non si renda conto che tutto il mondo li condanna . Sono degli incivili senza rispetto a madre natura che pure loro ne fanno parte. Forse è ora che si cominci a boicottare il cibo giapponese.

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