I ghiacci dell’Artico potrebbero collassare entro soli 4 anni. I continui mutamenti nel clima mondiale stanno provocando un incremento delle temperature terrestri evidentemente troppo marcato per la salute dei grandi ghiacciai. Secondo il professor Peter Wadhams dell’Università di Cambridge sono necessari urgenti interventi per ridurre i cambiamenti climatici, le conseguenze sarebbe altrimenti disastrose.

Appena quattro anni sarebbe il tempo limite fissato per il ghiacciaio artico, oltre quella data secondo l’oceanografo e glaciolo britannico avverrebbe un vero e proprio collasso della struttura. Un vero e proprio “disastro globale” secondo lo scienziato, che in un’email inviata al quotidiano inglese The Guardian sostiene:

Il cambiamento climatico non è più qualcosa che può puntare a generare cambiamenti nel giro di pochi decenni, e che non solo deve urgentemente ridurre le emissioni di CO2, ma è urgente esaminare altri modi per rallentare il riscaldamento globale come ad esempio le varie idee di geoingegneria che sono state presentate.

Dopo anni trascorsi a raccogliere dati riguardo lo spessore e l’estensione riguardanti la superficie dell’artico Wadhams ha concluso come negli ultimi anni sia avvenuto un cambiamento che pone il ghiacciaio in forte rischio:

All’inizio il fenomeno non era evidente, lo scioglimento estivo procedeva a ritmi tali da suggerire che il ghiacciaio potesse durare altri 50 anni o forse più. Alla fine dell’estate però si è mostrata una netta inversione tra la progressione invernale e il calo estivo, tanto che quest’ultimo porterà ad uno scioglimento o una spaccatura totali.

La scadenza fissata da Wadhams è per il 2015-2016, limite temporale che le ultime indicazioni stimano come attendibile. Se da un lato lo stesso fisico mostra alcune potenzialità per lo sviluppo come conseguenza dello scioglimento dell’artico (incremento estrazione petrolio e gas offshore, agevolazione trasporti), dall’altro lancia un vero e proprio allarme clima:

Il lato negativo è rappresentato da un’improvvisa accelerazione del riscaldamento globale. Con il ritirarsi del ghiaccio marino in estate l’oceano tende a riscaldarsi e questo provoca un eccessivo riscaldamento del fondale.

In mare aperto le piattaforme continentali artiche sono composte da permafrost, sedimenti congelati fin dall’era glaciale. Il riscaldamento dell’acqua provoca uno scioglimento del permafrost che libera enormi quantità di metano, un gas serra molto potente e in grado di fornire un’enorme spinta al processo di riscaldamento globale.

21 settembre 2012
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