Gli effetti dei cambiamenti climatici si fanno sentire con forza anche in Italia: dalle bombe d’acqua che affliggono ormai ogni anno la Penisola ai danni meno visibili ai più, ma comunque gravi come la perdita di ghiacciai. A lanciare l’allarme sulla riduzione delle riserve di ghiaccio italiane è l’Università Statale di Milano. L’analisi è stata realizzata grazie alla partnership con Levissima, con l’associazione EvK2Cnr e avvalendosi del contributo del Comitato Glaciologico Italiano.

I ricercatori del dipartimento di Scienze della Terra dell’ateneo milanese hanno messo a punto il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani, un censimento che finalmente ci fornisce dati aggiornati sulla situazione del patrimonio glaciale nazionale. Gli ultimi due catasti risalivano infatti al 1962 e al 1984 e nel frattempo l’impatto del riscaldamento globale è andato via via aumentando. Negli anni Cinquanta i ghiacciai italiani ammontavano a 824, mentre oggi se ne contano 896. Quella che potrebbe sembrare a prima vista una bella notizia nasconde in realtà un’amara verità: i ghiacciai italiani sono di più, ma maggiormente fragili e piccoli. Fenomeno che si può riassumere in una sola parola che non promette nulla di buono per gli anni a venire: frammentazione.

Secondo gli esperti i ghiacciai italiani, prima compatti ed estesi su grandi superfici, si vanno via via frammentando. In questo modo diventano più esposti allo scioglimento causato dall’innalzamento delle temperature. Per capire la gravità della situazione basti pensare che, se il numero dei ghiacciai è aumentato, la superficie complessiva occupata si è ridotta negli ultimi 30 anni di ben il 40%, passando dai 609 chilometri quadrati degli anni ’80 ai 368 chilometri quadrati censiti oggi. In media ogni ghiacciaio italiano occupa appena 0,4 chilometri quadrati. Il complesso più vasto è quello dell’Adamello-Mandrone che ha scalzato quello dei Forni. Come ha sottolineato il professor Claudio Smiraglia, coordinatore del progetto:

Nonostante sia tutt’ora in atto una lunga fase di regresso glaciale, l’incremento della copertura detritica superficiale potrebbe ridurre i ritmi di fusione, mentre l’incremento di polveri naturali o antropiche potrebbe aumentarla. La variabilità meteo-climatica, con inverni molto nevosi ed estati fresche ed umide, favorirebbe inoltre periodi di rallentamento di questa attuale fase negativa. A fine estate 2013, ad esempio, la riduzione di spessore di molti ghiacciai italiani è stata minore rispetto a quella registrata negli anni precedenti, a causa delle forti nevicate dell’inverno 2012-2013.

Secondo Smiraglia, per avere un’inversione di tendenza occorrerebbero però almeno 10 anni consecutivi con un clima simile. E l’unico modo per riuscirci è ridurre le emissioni climalteranti, adottando stili di vita e politiche nazionali più sostenibili per salvare i ghiacciai, preziose riserve di acqua dolce e di vita.

23 maggio 2014
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Agi
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GNOCCHI ENRICO, sabato 24 maggio 2014 alle9:48 ha scritto: rispondi »

Ho 62 anni. nel 1968 (anni formidabili !!!) con amici alpinisti sono salito sulla cime a dell'Adamello partendo dal passo del Tonale, Mandrone, Lobbia e finalmente la cima !! E' stata la mia "luce" per tutta la vita e mi ha insegnato il rispetto della montagna e della natura. Da allora mi batto ccntro il capitalismo che trasforma tutto..anche ciò che ci permette di vivere in equilibbrio con l'universo-terra. "ridurre le emissioni climalteranti, adottando stili di vita e politiche nazionali più sostenibili per salvare i ghiacciai, preziose riserve di acqua dolce e di vita." Affidarsi alle raccomandazioni e "al cambiamento degli stili dfi vita e alla sostenibilità " è una sciocchezza! La maggioranza degli uomini, per intenderci la maggioranza che ama stare comoda in spiaggia a non far nulla tende a volere ed usare il massimo che le permette di non fare nulla...quindi energivora alla massima potenza. Educarla...si è visto che nonostante evidenti siano le catastrofi ambientali continuano queste persone imperterrite ad usare enormi quantità di energia. A mio avviso le decioni politiche devono da subito, non c'è più tempo, in una sola direzione e i "carichi disagevoli" devono ricadere il più equamente possibile su tutti. Non è più tempo di indagini e di studi...si conoscono ormai tutte le variabili e quindi bisogna sostenere i partiti e le nazioni che vanno nella direzione di una sopravvivenza della terra. Non è catastrofismo, già sono quotidiane le catastrofi !! grazie ciao Enrico Gnocchi Partito della rifondazione comunista di Cremona

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