Germogliatore casalingo: come funziona?

Il consumo di germogli all’interno dell’alimentazione umana è in rapida crescita, complici non solo le tendenze provenienti dall’Asia, ma anche le proprietà benefiche di questi alimenti. I germogli, infatti, rappresentano una fonte ricchissima di vitamine e sali minerali, facilmente assorbili ed essenziali per il benessere dell’organismo. Negli ultimi tempi, oltre a questo trend di consumo, sta prendendo piede quello dell’autoproduzione, tramite l’uso di un germogliatore casalingo. Quali sono le sue caratteristiche e, soprattutto, come funziona?

Di seguito, alcuni dettagli interessanti sulle caratteristiche e il funzionamento dei germogliatori. Naturalmente, ogni prodotto può avere peculiarità specifiche, di conseguenza è bene richiedere un parere al proprio fornitore di prodotti di botanica di fiducia.

Germogliatore: cosa è, vantaggi

Germogli di soia

Come facile intuire, il germogliatore è uno strumento impiegato per la produzione domestica di germogli, scelti per il consumo umano. È adatto alle più svariate tipologie di semi, ad esempio quelli di soia, per mantenere elevato il loro apporto nutrizionale, in particolare di vitamine A, C e numerosi minerali.

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Lo strumento si caratterizza per la sua semplicità: si tratta, in linea generale, di un contenitore adatto a mantenere un microclima favorevole alla germogliazione dei semi. Può essere realizzato nei più svariati materiali – plastica, terracotta, ceramica o addirittura tessuto – e vede una suddivisione in vasi sovrapposti, cassetti o scompartimenti in cui inserire i semi di propria preferenza. Nel caso delle alternative in tessuto, come appare ovvio, si parla più propriamente di sacchetti.

La suddivisione in vasi, cestelli o cassetti garantisce diversi vantaggi rispetto alle soluzioni classiche, come la germogliazione nei classici semenzai. Non solo non richiede l’impiego di terriccio, ma grazie a un sistema di deflusso lo strumento raccoglie l’acqua sul fondo, evitando la formazione di muffe e possibili proliferazioni batteriche, dannose per l’alimentazione. Ancora, il germogliatore è progettato per garantire un corretto circolo dell’aria, un fatto che incentiva il processo d’apparizione delle piantine, rendendolo molto più veloce.

Germogliatore: tipologie e uso

Germogliatore

fabioderby via iStock

Come accennato nel precedente paragrafo, esistono diverse tipologie di germogliatore, ognuna delle quali con caratteristiche e funzionalità proprie:

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  • Sacchetto: realizzato in tessuto naturale e dotato di un apposito laccio di chiusura, permette di raccogliere i semi e di garantire una perfetta traspirazione, anche per chi non ha a disposizione grandi spazi. Il processo di germogliazione è garantito dalla creazione di un clima umido e protetto dalla luce;
  • Contenitore in plastica: funzionale e molto economico, si caratterizza per una suddivisione in vaschette o cestelli, utili per l’inserimento di più semi diversi alla volta. È progettato per garantire un perfetto circolo dell’aria nonché per raccogliere l’acqua sul fondo, prevenendo la formazione delle muffe. È disponibile in varie grandezze, sia per soddisfare le esigenze di chi vuole tenerlo in cucina o, ancora, di chi vuole avviare una produzione estesa approfittando di un giardino o un balcone;
  • Contenitore in terracotta: simile alla versione in plastica, è realizzato in un materiale completamente ecologico e naturale, sempre suddiviso in vaschette spesso impilabili. Prevede di norma un sistema di aperture, a seconda del modello, sia per garantire il passaggio dell’acqua che per regolare l’esposizione alla luce, così che si possano contemporaneamente coltivare semi che necessitano del buio e semi invece da lasciare al sole.

Il funzionamento e le modalità d’uso sono molto semplici. A seconda delle varietà, i semi vanno innanzitutto tenuti in ammollo in acqua, per una durata variabile a seconda della tipologia di pianta. Dopodiché, vengono scolati e distribuiti all’interno delle varie vaschette del germogliatore, vaporizzando poca acqua un paio di volte al giorno. Entro cinque giorni le piantine, con le prime foglie, appariranno all’interno dello strumento, pronte per essere consumate.

4 novembre 2018
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