La recente decisione di Angela Merkel di spegnere le centrali nucleari tedesche prima della fine del loro normale ciclo di vita costerà cara alla Germania: 1.700 miliardi di euro entro il 2030. La stima l’ha fatta Michael Suess, membro del CDA di Siemens che è l’azienda che ha costruito praticamente tutte le centrali nucleari tedesche.

Le parole di Suess smentiscono quelle di Juergen Grossmann, CEO della seconda utility dell’energia in Germania: RWE. Secondo Grossman, infatti, l’uscita dal nucleare sarebbe costata “solo” 250-300 miliardi di euro. Suess, al contrario, si mostra molto preoccupato:

Nell’industria la Germania ha sempre raggiunto i suoi obbiettivi. Ora l’intero mondo guarda a noi. Se il cambiamento energetico dovesse fallire… ciò minerebbe la credibilità della Germania come industria e come nazione

La stima di Siemens è quindi poco rassicurante: 1.700 miliardi di euro corrispondono più o meno ad un terzo del PIL raggiunto dalla Germania nel 2011. Tra l’altro, Suess stima che questi costi verrebbero riversati sui cittadini: o tramite le tariffe elettriche o tramite nuove tasse. Più probabile la prima ipotesi, visto che la Germania ha una sorta di tetto costituzionale all’imposizione fiscale che non può superare.

Le parole del dirigente di Siemens, tra l’altro, fanno il paio con l’annuncio fatto dalla società nel settembre 2011 di voler abbandonare il settore nucleare per mantenere solo quello dei componenti (come le turbine). Buona parte del business atomico di Siemens è sempre stato in Germania e la decisione della Merkel di non costruire alcuna nuova centrale, chiudendo a breve quelle esistenti, ha scombussolato il mercato.


Basti pensare che E.ON, il primo operatore elettrico in Germania, ha annunciato 11 mila licenziamenti a causa della nuova politica energetica nazionale. La buona notizia, invece, è che la stessa Siemens ha spostato buona parte dei suoi affari nel settore delle energie rinnovabili. Anche all’estero, come in Italia dove è in affari con Angelantoni Industrie nel progetto solare termodinamico a concentrazione “Archimede Solar Energy” (ASE).

Il progetto ha visto pochi mesi fa l’apertura di un nuovo stabilimento in Umbria, a Massa Martana in provincia di Perugia, nel quale verranno prodotti ricevitori solari a sali fusi per circa 300 MW di potenza l’anno. Non tutti i mali vengono per nuocere.

19 gennaio 2012
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