L’impegno tedesco che mira ad un futuro più sostenibile nel campo dell’approvvigionamento energetico è concreto: la Germania ha deciso di voler arrivare a soddisfare il proprio fabbisogno senza più ricorrere al nucleare entro il 2022. Il Bundestag punta dunque su fonti rinnovabili e pulite come il solare, il fotovoltaico e l’eolico, ma la strada da percorrere non sarà affatto priva di difficoltà, soprattutto dal punto di vista tecnico.

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Il ricercatore Fritz Wagner del Max Planck Institute for Plasma Physics (situato a Garching bei München) ha analizzato le condizioni meteorologiche che si sono verificate negli anni 2010, 2012, 2013 e 2015, arrivando ad una conclusione che dev’essere tenuta in considerazione.

Il suo studio, pubblicato sulle pagine di EPJ Plus, parte da un presupposto piuttosto chiaro, di facile comprensione e impossibile da contraddire: trattandosi di fonti pulite, ma per loro stessa definizione instabili, sarà necessario disporre di un sistema di backup per assicurare una produzione costante di energia, sufficiente a soddisfare il 100% della richiesta anche nei momenti di picco.

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Si pensi ad esempio alla stagione invernale, dove in Germania il sole scarseggia, così come ai periodi in cui il vento soffia in modo più lieve. Una possibile soluzione è quella che passa per l’impiego di sistemi dedicati allo storage dell’energia.

Sarebbe comunque necessario installare un numero di impianti tarati in modo tale da dar luogo ad una sovrapproduzione, capaci dunque di generare un surplus, con inevitabili conseguenze in termini di impatto sull’ambiente che li ospita e sulla vita di chi lo abita.

La scelta della Germania, che intende abbandonare in modo completo e definitivo il nucleare entro pochi anni, è di certo ammirevole e dev’essere sostenuta da tutte le realtà in gioco. I potenziali rischi di uno “switch” non vanno però in alcun modo sottovalutati e ogni possibile evoluzione, anche quelle potenzialmente negative, va prevista per tempo.

30 gennaio 2017
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