Coprire l’intero fabbisogno energetico della penisola iberica esclusivamente con l’energia geotermica: ad affermarlo è uno studio realizzato dall’Università di Valladolid (UVA) e pubblicato sulla rivista “Renewable Energy”.

La ricerca “An estimation of the enhanced geothermal systems potential for the Iberian Peninsula” fa una stima delle potenzialità di Spagna e Portogallo: secondo gli autori l’industria dell’energia geotermica potrebbe arrivare a produrre fino a 700 GW, una quantità pari a cinque volte l’energia elettrica prodotta attualmente in Spagna.

La geotermia è ancora una tecnologia poco sviluppata in Europa: in alcuni Paesi come Spagna e Portogallo però, le condizioni climatiche e geologiche sono ideali la produzione di energia dalla terra. I ricercatori hanno individuato il massimo potenziale nella Galizia occidentale, nella provincia autonoma di Castilla e León, nelle montagne del Sistema Centrale, cordigliera situata al centro della penisola iberica, in Andalusia e in Catalogna.

In queste zone si potrebbe lavorare a una profondità compresa fra i 3.000 e 10.000 metri, con temperature che raggiungono i 150 gradi celsius: condizioni ideali per un impianto geotermico che vada a regime.

Secondo i calcoli dei ricercatori, se tutte le zone considerate producessero energia geotermica una profondità di 10.000 metri, 700 GW sarebbe la massima capacità degli EGS, i sistemi geotermici avanzati. Riducendo la profondità massima a 7.000 metri si toccherebbero i 190 GW, mentre a una profondità di 3.000 metri la capacità arriverebbe a 30GW.

Quando si parla di geotermia è inevitabile citare le preoccupazioni circa le perforazioni necessarie ad installare i sistemi e a produrre energia dalla terra: iniettando fluidi nelle rocce c’è il rischio di creare delle gravi fratture nella roccia.

Alla stregua del fracking, anche le perforazioni per la geotermia sollevano critiche e dubbi: si ritiene, però, che l’EGS utilizzi una tecnica meno aggressiva basata sui prodotti chimici degradabili e su una pressione più bassa.

Un’altra preoccupazione riguarda la possibilità di provocare terremoti: diversi studi dimostrano che, nelle zone in cui si effettuano operazioni di fracking e simili, le scosse sismiche aumentano.

Malgrado il fracking non sia vietato in Spagna, gli autori dello studio sottolineano la necessità di effettuare ulteriori e più approfonditi studi sulle possibili conseguenze delle trivellazioni, prima di dare il via a un piano per la produzione di energia geotermica.

L’alternativa, spiegano, sarebbe quella di sfruttare il calore che sale, in modo naturale, sulla superficie terrestre: un metodo che porterebbe alla penisola iberica solo 3,2 GW di energia geotermica. Una produzione da non sottovalutare, come spiega César Chamorro, uno degli autori dello studio:

Una quota di energia geotermica da 3,2 GW può sembrare scarsa, ma è l’equivalente di tre centrali nucleari.

19 giugno 2014
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I vostri commenti
Luigi Antonio Pezone , venerdì 20 giugno 2014 alle3:25 ha scritto: rispondi »

Ben venga l'utilizzo delle fonti geotermiche ma come propongo per tutti gli impianti termici fossili e non fossili, comprese acciaierie e inceneritori i fumi devono essere depurati facendoli passare, insieme a grandi quantità di acqua, in serre calcaree artificiali per produrre carbonati che vanno e combattere l'acidificazione dei laghi e dei mari. Mentre il calore residuo dei fumi e delle acque di raffreddamento deve essere sfruttato per riscaldare digestori anaerobici e serre di produzione di biomasse energetiche biologiche. Di queste proposte che proteggerebbero l'ambiente mentre si produce energia nessuno vuole parlarne. Anche i giornalisti preferiscono parlare solo di energia, mentre l'Italia potrebbe essere leader mondiale nella protezione dell'ambiente se ci fosse maggiore informazione imparziale.

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