Che l’acido perfluoottanoico (PFOA), chiamato anche C8 e utilizzato per molti anni per la produzione di Teflon e come impermeabilizzante, sia tossico per l’uomo e per gli animali è stato ormai ampiamente dimostrato. Dopo un’intensa class action dei consumatori e del mondo scientifico statunitense contro la DuPont che lo utilizzava, portata avanti nel 2006, si è cercato di sostituirlo con altri composti. Nel 2009 si è arrivati alla tecnologia GenX, che è stato sempre reclamizzato avesse “profilo tossicologico più favorevole”, ma ora nascerebbero dubbi riguardo questa “innocuità” del prodotto.

I dubbi derivano proprio da una serie di studi portati avanti dalla stessa DuPont. Si tratta di 16 segnalazioni che sono state scoperte nell’ambito di un’indagine portata avanti da The Intercept. Sono state depositate ai sensi del Toxic Substances Control Act (TSCA) e sottoposte all’esame dell’EPA (Environmental Protection Agency) tra aprile 2006 e gennaio 2013.

Si parla di effetti sulla salute degli animali sottoposti ai test (ratti), che comprendono cambiamenti di dimensioni e peso del fegato e dei reni degli animali, alterazioni delle risposte immunitarie e dei livelli di colesterolo, cambiamenti nei livelli di due proteine del sangue, aumento di peso, problemi riproduttivi e tumori. Si aggiungerebbero poi formazioni cancerogene benigne, ma anche malattie renali, degenerazione del fegato e polipi uterini.

I ratti sono stati sottoposti a diverse concentrazioni di GenX e in base ad una relazione del 2006 si è visto che alla soglia limite di 7.500 mg/kg di somministrazione (o a dosi superiori), la morte sopraggiungeva dopo sole 3 ore in preda a convulsioni. Satheesh Anand, che ha firmato il rapporto, spiega:

Questi risultati tumorali non sono considerati rilevanti per la valutazione del rischio per l’uomo.

L’azienda cerca di non creare il panico e di minimizzare i rischi individuati, asserendo che i danni alla salute dimostrati per i topi non significherebbero paragonabili rischi per l’uomo e che anche le patologie riscontrate negli esperimenti non sarebbero direttamente ascrivibili alle concentrazioni di GenX a cui sono stati sottoposti.

Questo non convince però gli studiosi che hanno condotto le indagini, che hanno richiesto ulteriore documentazione e che non possono discutere gli esperimenti effettuati in quanto gli studi presentati dalla DuPont non sono corredati dei dati che hanno portato alle conseguenze prima menzionate.

Alan Ducatman, che insegna scienze della salute ambientale presso la West Virginia University School of Public Health, è uno dei numerosi ricercatori che studiano da tempo gli effetti sulla salute del PFOA e che hanno esaminato i documenti per The Intercept. Egli ha definito come “inquietanti” le affermazioni della DuPont, in quanto ricordano quelle fatte a suo tempo, quando gli effetti nocivi del PFOA erano stati appena identificati con i primi test.

Da parte sua l’EPA non ha richiesto altre prove riguardo alla tossicità di GenX, ma in un documento del 2009 che The Intercept è riuscito a ottenere l’agenzia esprimeva la propria preoccupazione circa la sostituzione del C8 con questo nuovo composto, in termini di ricadute sull’ambiente e sulla salute umana. Si parlava in particolare di molecole che:

Persisteranno nell’ambiente, potrebbero determinare bioaccumulazione, ed essere tossiche per le persone, i mammiferi selvatici e gli uccelli.

Bisogna ricordare che se anche l’EPA ha aggiunto il PFOA nell’elenco delle sostanze che devono essere regolarmente monitorate nell’acqua potabile, non ha ancora messo in atto nessuna azione concreta nei suoi confronti, né a livello di fissazione di limiti, né in termini di divieti o imposizione di realizzare bonifiche delle aree contaminate.

7 marzo 2016
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