È stata una delle manie recenti a tema felino sul Web: i Kitler, i gatti così chiamati perché vagamente ricordano Adolf Hitler, sono una delle tendenze in ascesa in fatto di animali domestici. Nulla che possa essere riconducibile all’ideologia nazista: questi mici bianchi e neri, semplicemente, hanno una macchia sul muso che ricorda i baffetti di uno dei personaggi più cupi del ‘900. Qualcuno, però, deve aver pensato che una tale similitudine fosse segno di qualche cattivo presagio, una colpa da punire senza indugio alcuno: un esemplare inglese è stato infatti torturato da ignoti.

Baz – un gatto di Tredworth, nel Gloucestershire – sin dalla nascita mostra un look particolare: il corpo tutto bianco, solcato da due sole macchie nere sul muso. Una peculiarità che l’ha fatto entrare di diritto nell’universo dei Kitler, perché il suo aspetto ricorda ciuffo e baffi del leader nazista tedesco. Un esemplare molto docile e affettuoso, così come spiega la proprietaria Kirsty Sparrow, estremamente timido con le persone che non conosce. Quanto basta per averlo condannato a una vera e propria tortura: qualche sconosciuto malintenzionato avrebbe preso a calci il gatto fino a ridurlo in fin di vita, per poi gettarlo in un vicino bidone della spazzatura in attesa venisse ritirato dagli operatori ecologici locali.

Rinvenuto spaventato e insanguinato dalla proprietaria, il felino è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’emergenza e ha perso, purtroppo, l’occhio sinistro. Il veterinario che l’ha immediatamente preso in cura ha spiegato come sia decisamente improbabile un ferimento per errore, ad esempio in un incidente automobilistico, poiché i traumi rilevati non sarebbero compatibili con un simile evento. L’ipotesi più accreditata rimane quella della tortura e, in assenza di altre motivazioni, rimarrebbe confermato anche il movente estetico: il gatto sarebbe stato ridotto in fin di vita perché troppo simile a Hitler. La polizia locale sta attualmente indagando sul maltrattamento, anche se le possibilità di risalire ai colpevoli rimangono remote.

26 maggio 2014
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I vostri commenti
Salvatore Pietrasanta, domenica 2 novembre 2014 alle15:09 ha scritto: rispondi »

La crudeltà sugli animali conduce alla crudeltà sulle persone? C'è una forte correlazione esistente tra al violenza contro gli animali e la violenza contro gli umani. Se l'importanza degli episodi di violenza sugli animali come indicatori di relazioni familiari disturbate e campanello d'allarme per futuri comportamenti aggressivi nei confronti di umani è ormai assodata, non possiamo neanche ignorare come la violenza verso gli animali scaturisca dalle medesime cause della violenza verso gli umani e perciò l'abuso di animali nell'infanzia non debba più essere considerato come una fase di passaggio. In uno studio svolto sulle terapie psicologiche per episodi di abuso di minori, il 60% aveva abusato anche di animali e nei due terzi dei casi, il genitore che abusava aveva anche ucciso o ferito gli animali domestici per ottenere il controllo totale sul bambino. In un terzo dei casi, i bambini avevano abusato degli animali, usandoli come "capri espiatori" per la propria ira. I ricercatori hanno constatato che il 36% aveva abusato di animali durante l'infanzia e il 46% nel corso dell'adolescenza. In uno studio che utilizzava un campione di 64 uomini, il 48% dei rei di violenza carnale e il 30% dei rei di molestie a minori hanno riferito di aver commesso crudeltà su animali nel corso dell'infanzia o dell'adolescenza. La ricerca inoltre indica che: I ragazzi crudeli con gli animali possono diventare aggressivi nei confronti degli umani. I bambini cresciuti in un clima di intensa coercizione possono imitare lo stesso comportamento con animali e persone. I bambini imparano i comportamenti crudeli dagli adulti e possono riprodurli sugli animali. I bambini abusano degli animali per scaricare l'aggressività che provano verso gli adulti che abusano di loro, anche in seguito a traumi psicologici. Che cosa possiamo fare tutti? Riferire gli episodi di violenza. Incoraggiare i legislatori, i magistrati, i veterinari e le guardie zoofile, i medici, gli assistenti sociali, gli educatori e i religiosi ad approfondire la conoscenza della connessione esistente tra crudeltà verso gli animali e violenza familiare. Esercitare il ruolo di genitori in modo positivo, senza affidarsi alle punizioni corporali. Discutere e contrastare l'esaltazione della violenza negli sport, nei media e nei divertimenti. Salvatore Pietrasanta

martina, domenica 24 agosto 2014 alle14:02 ha scritto: rispondi »

Vi prego, ditemi che ora sta bene ed è felice...

cristina, venerdì 6 giugno 2014 alle14:23 ha scritto: rispondi »

Ma questi son pazzi???? Ma come si fa a torturare un gatto che ricorda qualcuno?? Dovrebbero essere rintracciati e subire la stessa tortura.

Carla, martedì 27 maggio 2014 alle10:24 ha scritto: rispondi »

Perchè non associarlo invece, più allegramente, alla figura di Charlie Chaplin ? E' comunque anche lui un personaggio molto somigliante a questo tipo di gatto. E' indubbiamente vero che ognuno vede quello che vuole vedere ! Carla

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