Nuove speranze per chi proprio non riesce a perdere peso. No, non è in arrivo una nuova dieta miracolosa, la risposta è nei felini. A quanto pare, la struttura del DNA del gatto tartarugato riuscirebbe a spiegare dei fattori fino a oggi sconosciuti dell’obesità, aprendo così nuove strade alla cura.

Il gatto tartarugato, ovvero un micio con almeno tre colori differenti sul manto, è una varietà molto diffusa. La particolarità, però, è che questa caratteristica genetica si manifesti solamente nelle femmine: quando si incontra un esemplare con tre colori sul dorso, perciò, si può avere la certezza matematica si tratti di una gatta.

Normalmente il gene che stabilisce il pelo rosso – o il terzo colore in gioco – si trova su uno dei due cromosomi X, mentre quello del colore nero si trova sull’altro. Questa distribuzione determina una condizione in cui i cromosomi di ogni cellula cercano di annullarsi, l’uno prevale sull’altro di volta in volta e viene così a crearsi un manto a patchwork. Fino a ora, però, non è stato possibile capire come una cellula riuscisse a “silenziare” uno dei due cromosomi. I ricercatori dell’Università della California-San Francisco hanno quindi voluto provare ad analizzare il DNA immerso in un nucleo intatto, per capire questo procedimento. Per farlo, si sono avvalsi di una particolare tomografia a raggi X, per ottenere delle immagini ad alta risoluzione di uno dei due specifici cromosomi – ovvero quello X inattivo – all’interno del nucleo.

L’operazione, che promette in futuro di svelare delle verità ancora non conosciute sul DNA, è di particolare importanza per tutto il genere umano, non solo per capire il colore del gatto. Ad esempio, è noto come la tendenza ad accumulare grasso sia naturalmente iscritta sul cromosoma X, quindi scoprire come si possa inattivare all’interno delle cellule – proprio come succede con il gatto – permetterà di elaborare nuove cure per l’obesità. Allo stesso modo, si potrà vagliare l’ipotesi della trasmissibilità di certi tratti fra le varie generazioni, evitando che l’obesità dei genitori – o qualsiasi altra patologia – venga trasferita ai figli. Il tutto, grazie al più colorato dei felini in circolazione.

20 febbraio 2014
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