Un dato allarmate arriva dalle Hawaii: in soli due mesi sono scomparsi misteriosamente 50 gatti, in particolare nella zona della bellissima Kauai. A riportare la notizia è stato Basil Scott, presidente del Kauai Community Cat Project che si occupa di tutelare la sopravvivenza e il benessere dei felini di zona. Ma queste incredibili sparizioni sono riconducibili a probabili gesti intenzionali. In un’intervista rilasciata alla rivista The Island Garden, si apprende come molti esemplari risulterebbero vittime di:

alcune sparatorie, avvelenamenti e un’esecuzione finita male. Cinque sono i luoghi identificati come macabri scenari, dove le persone uccidono i gatti. Alcuni di questi sono dei folli.

Secondo alcune testimonianze le morti di massa sarebbero frutto di vere e proprie battute di caccia, con sparatoria finale. Una sorta di appuntamento definito ironicamente sportivo dove le persone mirano a uccidere più gatti possibile. Secondo Basil molte persone hanno ritrovato:

gatti deceduti o moribondi e questa è una violazione della legge e una crudeltà nei confronti degli animali. Ma è anche perseguibile legalmente per via della detenzione illegale delle armi, a fronte della pubblica sicurezza.

C’è chi sostiene di aver visto un gruppo di ragazzi in procinto di uccidere dei gatti, giovani magari ubriachi alla guida di un auto con armi illegali a bordo. L’animale viene illuminato dai fari quindi ucciso con un colpo d’arma da fuoco. Una crudeltà senza pari che sta scombussolando gli equilibri della bellissima zona di mare. Il Dipartimento di Polizia locale, che non era a conoscenza del macabro rituale, si è ora interessato della situazione proponendo un premio di 5.000 dollari per tutte le informazioni utili per un arresto.

I gatti di Kauai sono molto famosi perché compongono una comunità molto numerosa e anche molto amata. Sono quasi tutti dei randagi che vivono a piede libero all’interno della natura paradisiaca. Di loro si occupa l’associazione di Basil Scott, ma anche la popolazione locale, che si cura di contenere il numero attraverso la sterilizzazione e le cure veterinarie. Il reinserimento nel loro habitat naturale non impatta con le specie selvatiche, perché loro stessi sono parte integrante del luogo selvaggio.

21 maggio 2014
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