Si torna a parlare del Toxoplasma gondii, un parassita spesso associato ai gatti poiché proprio nei comuni felini il protozoo completa il suo ciclo di vita. Da tempo si discute della possibilità l’infezione umana da Toxoplasma gondii, responsabile dalla toxoplasmosi, possa in qualche modo essere collegata ad alcuni diffusi disturbi neurologici. Sebbene non vi siano evidenze il parassita sia la causa scatenante di tali patologie, da anni gli scienziati stanno conducendo ricerche su più livelli per comprendere l’eventuale ruolo come fattore concomitante e favorente, in presenza di altre condizioni pregresse. In un recente studio pubblicato su Scientific Reports, condotto da un team internazionale di 32 scienziati da diversi atenei del globo, si è rilevata una possibile relazione tra l’infezione da Toxoplasma gondii e alcune patologie come Alzheimer, Parkinson, epilessia e altre ancora. Gli esperti, tuttavia, sottolineano: i risultati non devono generare allarmismo, poiché la convivenza con il gatto si rivela sicura se si seguono le comuni norme di igiene e di buon senso.

I ricercatori sono partiti da un’evidenza ormai ben nota a livello scientifico: nei topi, il Toxoplasma gondii è in grado di agire a livello cerebrale, riducendo la paura del roditore nei confronti dei gatti, più specificatamente modificando la percezione dell’urina felina. In questo modo, il protozoo spingerebbe l’animale con più facilità nelle fauci dei mici, specie quest’ultima necessaria al parassita stesso per concludere il suo ciclo di vita. Gli scienziati, di conseguenza, si sono chiesti se l’infezione potesse portare a cambiamenti analoghi nel cervello umano, ipotizzando un ruolo favorente del protozoo per alcuni disturbi neurologici, in presenza di altre e più fondamentali condizioni pregresse.

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Per lo studio, i ricercatori hanno raccolto i dati presententi nel National Collaborative Chicago-Based Congenital Toxoplasmosis Study, una ricerca avviata nel 1981 su 246 persone colpite da toxoplasmosi. Conducendo una lunga e approfondita analisi, gli esperti hanno identificato alcuni effetti nel cervello che potrebbero essere determinati dalla presenza del parassita, anche verificando in vitro con culture di cellule staminali, per comprendere eventuali cambiamenti nell’espressione dei geni e della sintesi proteica. È così emerso una possibile relazione tra l’infezione e patologie come Alzheimer, Parkinson, epilessia e alcune forme tumorali, tuttavia il protozoo non avrebbe alcun ruolo scatenante, né potrebbe generare questi disturbi in modo autonomo. Vi deve infatti essere una lunga serie di altri fattori predisponenti, a cui l’infezione stessa si aggiunge.

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Come già accennato, gli esperti sottolineano come lo studio non debba generare allarmismo sull’accudimento dei gatti, anche perché le possibilità di contagio tramite i mici rimarrebbero abbastanza ridotte. Il felino, se infetto, espelle gli oocisti del protozoo tramite le feci: per avvenire il contagio, vi deve essere un contatto oro-fecale con gli oocisti stessi. Seguire le comuni norme igieniche, quali l’uso di quanti e palette per la pulizia della lettiera e un accurata pulizia delle mani dopo l’operazione, è considerata un’azione sufficiente per abbattere il rischio. A questo si aggiunge, così come suggerito, come il gatto debba essere a sua volta infetto: gli esemplari domestici, soprattutto se accuditi esclusivamente in casa, difficilmente potranno entrare in contatto con il protozoo. In genere, le infezioni da toxoplasmosi sono generate da altre fonti, quali frutta e verdura non adeguatamente lavata, carne non sufficientemente cotta e altre tipologie di alimento.

15 settembre 2017
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