Non si può dire che i felini non siano degli animali in grado di stupire, sia i loro proprietari che i ricercatori in ambito scientifico. È quanto emerge da un nuovo studio, pensato per analizzare a fondo le capacità della memoria dei gatti: dai risultati, è emerso come questi animali possano contare su sistemi di memorizzazione ben più avanzati rispetto a quanto ritenuto possibile fino a oggi. E sebbene non sia ancora ben chiaro come possano sfruttare i loro ricordi, di certo questi animali sanno far leva sulla loro mente per ripescare informazioni relative allo spazio e al tempo.

Sul fronte degli animali domestici, sono da tempo note le peculiarità dei cani per quanto concerne la memoria: oltre alle evidenze empiriche, che confermano come questi quadrupedi siano in grado di riconoscere persone o identificare percorsi complessi, diversi studi sono stati condotti negli anni, anche avvalendosi di tecniche molto raffinate quali la risonanza magnetica. Per i gatti, invece, si è sempre ritenuto la loro memoria fosse ben più volatile, legata unicamente al contesto e non a situazioni specifiche. Così, tuttavia, non sembra essere.

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Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Behavioural Processes, infatti, ha svelato come i gatti possano approfittare di un’ottima memoria episodica, ovvero capace di immagazzinare informazioni non solo in base al contesto, ma anche in relazione alla collocazione temporale e all’identità dei soggetti presenti sulla scena. Per scoprirlo, gli studiosi hanno sottoposto un gruppo di felini a singolari test con protagonista del cibo. Ai gatti sono stati offerti diversi set di quattro contenitori ciascuno, distanziati di 15 minuti l’uno con l’altro. Due box contenevano cibo, uno un oggetto non commestibile e l’ultimo risultava vuoto: il sistema, tuttavia, è stato pensato affinché i quadrupedi potessero alimentarsi da un solo contenitore dei due ricolmi di leccornie.

Cambiando l’ordine delle scatole, così come il loro contenuto, è apparso evidente come i gatti potessero ricordare, sia dal punto di vista spaziale che temporale, la posizione della scatola di cibo non gustata nel test precedente. Tutti gli animali, infatti, si sono diretti verso la seconda confezione ricca di leccornie, senza nessun dubbio né curiosità per gli altri box. Vi è però una discriminante, affinché l’esperimento abbia successo: i gatti devono essere davvero affamati, altrimenti ignoreranno senza troppe remore il test in corso. Una questione, quella del disinteresse, che potrebbe spiegare poiché gli studi cognitivi sui felini siano molto meno frequenti rispetto a quelli sui cani, data la minore indole alla collaborazione.

24 gennaio 2017
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