Un gatto che nuota potrebbe risultare un’immagine inconsueta, anomala, eppure non si distacca troppo dalla realtà dei fatti. I felini di affezione, se spinti vero l’arte natatoria, potrebbero mostrare una capacità acquatica davvero impressionante. Ciò che in realtà li tiene lontani dall’acqua è la loro natura diffidenza, una memoria impressa nel DNA e legata al passato, alle loro origini. Secondo i dati storici, questi animali sono sempre stati abituati a vivere in territori semi-desertici, aree con poca presenza di acqua. Una diffusione che ha condizionato i loro comportamenti sia passati che futuri. Il gatto infatti era molto presente in Egitto, dove dalla realtà selvatica è passato a quella casalinga, passando per la fase di domesticazione. Ma anche la mancanza di un pelo in grado di risultare impermeabile li tiene lontani dalla sostanza liquida.

Ovviamente la storia più mostrare alcune importanti eccezioni, come i felini norvegesi ospiti delle stive delle navi, pronti a cacciare i topi a bordo. Ma anche un gatto tipico della Turchia orientale, noto come turkish van, incredibile appassionato dell’acqua. La provenienza di questo animale scava nelle leggende che lo circondano, in particolare di due gatti fuggiti dall’arca di Noè a fine diluvio e che si buttarono in acqua nuotando fino a riva. Allah gli conferì la capacità di cacciare i topi per aiutare gli uomini, quindi toccandoli sul capo per una benedizione lasciò loro l’impronta della sua mano. Ovvero il loro tipico manto.

Sicuramente un gatto in caso di difficoltà saprebbe nuotare in acqua pur di raggiungere la terra ferma, comportamento non così anomalo nella vasta famiglia dei felini. Ad esempio la tigre è un’esperta e valida nuotatrice, amante dell’acqua, tanto da immergersi completamente per catturare le prede ma anche per rinfrescarsi. Di sicuro la comune sostanza liquida attira l’attenzione dei gatti di casa che, davanti a un rubinetto aperto, amano giocare a lungo con il getto che ne fuoriesce.

6 maggio 2016
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