Anche i gatti potrebbero diventare, in futuro, una risorsa fondamentale per le operazioni di ricerca e salvataggio. È quanto svela una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Applied Animal Behavior Science, volta ad analizzare le peculiarità dell’olfatto e dell’istinto felino. E sebbene i cani rimangono l’opzione di preferenza per simili interventi, anche per la loro affidabilità e la maggiore attenzione ai comandi, i gatti potrebbero comunque essere d’aiuto.

Lo studio, condotto dall’Oregon State University, ha voluto indagare le capacità dell’olfatto felino, soprattutto in termini di isolamento dei singoli odori. È emerso come, a livello genetico, i felini possano approfittare di una migliore discriminazione olfattiva – la capacità di riconoscere un singolo odore fra tanti – rispetto ai cani, sebbene questi ultimi percepiscano un range molto più ampio di profumi.

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Data l’importanza dell’olfatto nella percezione sensoriale dei gatti, i felini potrebbero essere addestrati per discernere tra una varietà di odori, quindi potrebbero essere utili nei ruoli che richiedono il riconoscimento di specifici odori umani, quali il riconoscimento medico, la ricerca di droghe o bombe. […] Data inoltre la popolarità dei gatti, con i felini che superano negli Stati Uniti i cani di oltre 10 milioni, questi animali potrebbero essere una risorsa non ancora scoperta per queste tipologie di interventi.

I ricercatori hanno spiegato come gli animali si affidino ai recettori di alcune proteine per il riconoscimento degli odori: i V1R, V2R e FPR. Il numero di recettori V1R determina la capacità di un mammifero di distinguere con facilità un singolo odore fra tanti: i gatti domestici dispongono di una media di 30 di questi recettori, contro i 9 dei cani. I topi, invece, possono contare su ben 120 esemplari.

Il problema principale dell’impiego dei gatti, tuttavia, deriva dalle difficoltà di training rispetto ai cani. Mentre questi ultimi risultano docili e fedeli al proprietario, pronti a eseguire qualsiasi comando, i felini hanno una natura più indipendente e tendono a ignorare le richieste a loro non gradite. Il team di ricerca, però, ha scoperto come la socializzazione in tenera età e le tecniche di rinforzo positivo continue possano essere indicate per l’addestramento dei gatti, per dei risultati sufficientemente soddisfacenti:

Crediamo che la percezione pubblica sulle difficoltà d’addestramento dei gatti blocchi molti dall’insegnare loro dei task più complessi. Nelle nostre classi, sia gli adulti che i bambini sono riusciti a insegnare a gatti a rimanere seduti, stare fermi, allontanarsi, saltare, suonare un campanello e molto altro ancora.

22 febbraio 2017
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