La metro di Londra è stata letteralmente invasa dai gatti. Non esemplari in carne e ossa, bensì dei simpatici felini ripresi su grandi manifesti. Nulla che abbia a che fare con una campagna pubblicitaria tematica, però, bensì un’iniziativa di contrasto a un’usanza che, evidentemente, qualcuno ha trovato fastidiosa: l’advertising.

Il tutto è accaduto presso la stazione di Clapham Common, a sud della capitale inglese. Per le prossime due settimane, infatti, grandi immagini di gatti occuperanno tutti gli spazi solitamente dedicati ai manifesti pubblicitari, per un totale di 68 esemplari ripresi nelle pose più buffe. Il tutto per un’iniziativa di Glimpse, un collettivo di volontari spinto dalla voglia di sfruttare la creatività per il bene comune.

L’idea è nata una una campagna su Kickstarter, intitolata Citizens Advertising Takeover Service (CATS). In poco tempo, grazie al supporto di 680 donatori, il progetto ha raccolto oltre 23.000 sterline, raggiungendo l’obiettivo di affittare per due settimane gli spazi pubblicitari di una stazione della metropolitana inglese. Lo scopo è quello di offrire un ambiente più sereno e favorevole all’interazione, poiché il bombardamento pubblicitario a cui i passeggeri ogni giorno sono sottoposti potrebbe risultare stressante.

Non è però tutto, poiché l’iniziativa ha anche uno scopo benefico. Fra i 68 gatti ripresi in foto, accompagnati dall’hashtag virale #CatsNotAds, alcuni provengono dalla Cats Protection, una delle associazioni di recupero di felini in difficoltà più grande del Regno Unito. Gli organizzatori, tuttavia, tengono a precisare di non essere contrari tout court alla pubblicità, soprattutto quando in grado di stimolare sentimenti positivi:

È importante sottolineare che non siamo contro l’advertising. Abbiamo bisogno più che mai della creatività, per aprire i nostri occhi a modi nuovi di guardare il mondo e per pensare al nostro posto nel globo. Vogliamo che le agenzie e i marchi siano consapevoli della loro potenza e che la sfruttino per incoraggiare valori positivi nella società.

13 settembre 2016
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