Gatti meno intelligenti dei cani? No, è solo difficile studiarli

Il quesito affascina la scienza da parecchi decenni: fra cane e gatto, chi è più intelligente? Sono stati quindi condotti numerosi studi, molti dei quali hanno analizzato a fondo le attività cerebrali delle due specie, vagliandone le funzioni del cervello. Per questa ragione, considerato come gli amici scodinzolanti dispongano di un numero di neuroni più elevato rispetto ai compagni felini, si è quindi ipotizzato possano essere più intelligenti.

Eppure, questa evidenza potrebbe non essere sufficiente per stabilire le capacità mentali di una specie animale: gli elefanti, ad esempio, dispongono di maggiori neuroni rispetto all’uomo, eppure non sono stati in grado di sviluppare medesime o più elevate abilità nel corso della loro evoluzione. Inoltre, in gioco vi è un altro fattore da considerare: a livello di ricerca, i gatti sono molto più difficili da studiare, poiché meno collaborativi.

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Il tutto nasce da uno studio, pubblicato a fine 2017 su Frontiers of Neuroanatomy. Per la ricerca, sono state analizzate le connessioni neurali di otto specie di animali diverse, dai furetti agli orsi bruni, passando per cani, gatti e molti altri. Dallo studio, è innanzitutto emerso come la stazza non sia direttamente proporzionale al numero di neuroni disponibili: i Golden Retriever, ad esempio, ne hanno molti di più rispetto a leoni e orsi. Nel mentre, è stato evidenziato come i gatti possano disporre di un quantitativo decisamente minore rispetto alla controparte canina.

Gli scienziati, tuttavia, non hanno impiegato questo dato per definire quale specie sia più intelligente. Non è infatti solo il numero di neuroni a spiegare l’intelligenza, poiché le abilità cognitive sono anche determinate dalle aree del cervello in cui questi si concentrano. Gli elefanti, ad esempio, vedono una maggiore concentrazione nel cervelletto, mentre l’uomo nella corteccia prefrontale.

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Vi è poi un altro elemento: il possesso di eventuali capacità non è detto che si traduca in un uso tangibile delle stesse. Così come spiega David Grimm, esperto di intelligenza animale, mentre i cani possono essere facilmente addestrati e ben si prestano agli scopi di studio, i gatti risultano una delle specie più difficili su cui condurre delle ricerche. Data la loro tendenza a essere indipendenti, raramente collaborano con la scienziato o accettano di eseguire ordini, un fatto che limita la possibilità di indagarne a fondo le loro peculiarità. Sempre Grimm, ad esempio, ha sottolineato come qualche anno fa uno studio sulle caratteristiche cognitive dei felini domestici – quali la capacità di contare degli oggetti all’interno di un ambiente riconosciuto – non si andato a buon fine, poiché i quadrupedi semplicemente preferivano allontanarsi o sonnecchiare anziché sottoporsi all’esercizio richiesto. I gatti sono quindi meno intelligenti dei cani? Non vi sono elementi sufficienti per dirlo. Semmai, sono molto meno inclini a seguire le regole.

9 marzo 2018
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