Non è certo un segreto: il gatto è un animale spesso dal palato esigente, poco incline all’adattamento alimentare e pretenzioso nelle pietanze da assaporare. I proprietari se ne saranno certamente accorti incontrando il rifiuto del micio di assaggiare le crocchette di un determinato marchio o, in alternativa, nel constatare reazioni nervose per un improvviso cambio di dieta. Queste preferenze si riflettono anche a livello di selvaggina, tanto da minacciare la sopravvivenza di interi gruppi di prede. È quanto ha rivelato una nuova ricerca condotta dall’Università di Sydney.

Topi, roditori, lucertole e uccellini: sono queste le prede più ambite dai felini domestici, catturate sia per uno spuntino gustoso che per semplice gioco. Eppure la propensione killer del gatto può diventare un vero e proprio problema per la sopravvivenza di alcune specie e per le biodiversità locali: l’animale, infatti, continuerà la caccia fino a quando tutti gli esemplari presenti nella sua zona d’azione non saranno scomparsi.

Si tratta di un comportamento ossessivo, presente sia nei gatti domestici che in quelli randagi, dovuto sia all’indole innata da cacciatori che da precisi gusti alimentari. Così sottolinea Chris Dickman, a capo dello studio australiano:

È molto probabile che si incontrerà l’estinzione localizzata di piccoli mammiferi autoctoni.

Non è ancora chiaro perché i gatti sviluppino delle preferenze di gusto tali da costringerli a passare al setaccio il loro quartiere, alla disperata ricerca della preda preferita. E non è dato nemmeno sapere perché questo bisogno sia compulsivo, quasi una dipendenza, sebbene sia condiviso anche dai grandi felini come tigri, giaguari e leoni.

Nella sola Australia, potrebbero essere presenti 15 milioni di gatti selvatici, capaci di uccidere 75 milioni di specie autoctone. Sempre nel continente, sarebbero ben 80 le specie minacciate e a rischio d’estinzione proprio a causa dei gatti: si stanno quindi ipotizzando progetti di ripopolamento, nonché di contenzione geografica per evitare i mici continuino quella che è una vera e propria strage. Oltre a multe salate per i proprietari di esemplari domestici che fossero colti in azione.

Comprendere quali siano le basi del comportamento felino è quindi molto importante, poiché permetterà di mettere in atto delle strategie di contenzione nell’immediato futuro. Sempre Dickman conclude:

Se tutti i gatti si comportano nello stesso modo, potremmo trovare qualcosa che li spinga complessivamente a ridurre il loro impatto.

20 ottobre 2014
I vostri commenti
bruno, martedì 21 ottobre 2014 alle8:58 ha scritto: rispondi »

Quando si scrivono certi articoli bisogna essere consapevoli di ciò che si scrive. Il titolo poi fa solo sensazione, chiaramente negativa per i gatti. Si tace colpevolemente il fatto che nella grandi città c'è un numero enorme di topi che non esitano ad attaccare i gatti, oltre la presenza inquietante di gabbiani e cornacchie che cacciano ogni piccolo animale, meglio se cuccioli come nel caso dei gattini. Mentre i gatti delle colonie feline, quelli che vivono in libertà, sono sistematicamente sterilizzati gratuitamente a cura dei Servizi Sanitari delle ASL, ed in virtù di questo e di altri fattori i gatti sono sensibilmente diminuiti, se non scomparsi in alcune zone. Questo articolo mi fa pensare al solito lavoro fatto dai soliti studiosi che danno l'impressione di non conoscere fatti e realtà del mondo animale e si fermano a descrivere realtà in maniera spicciola e decisamente parziale, chiaramente a loro comodo, spacciando ciò per vero. Purtroppo tutto senza il minimo accenno critico da parte di Green Style e questa è la cosa più grave.

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