Giungono importanti novità sul fronte della salute dei gatti, sia domestici che selvatici. È quanto emerge dai primi risultati del sequenziamento del DNA felino, da cui sono emersi elementi inestimabili per la comprensione, e la futura sconfitta, di alcune delle malattie più temibili per i simpatici amici a quattro zampe. Lo rivelano degli studi pubblicati sulla riviste Scientific Reports e Journal of Veterinary Internal Medicine, a seguito delle ricerche condotte dal consorzio di “9 Lives Cat Genome Sequencing”.

Le analisi, condotte dagli esperti dell’Università del Missouri, hanno permesso di identificare alcune mutazioni genetiche alla base di un’invalidante patologia della retina per un felino in via d’estinzione, nonché le cause di una grave e letale malattia metabolica del gatto domestico.

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I ricercatori, così come riferisce l’agenzia di stampa ANSA, hanno innanzitutto trovato una mutazione genetica responsabile dell’atrofia della retina in un felino africano in via d’estinzione, il gatto dai piedi neri. Tale mutazione colpirebbe il gene IQCB1 e il suo studio sarà importante non solo per salvaguardare la vista e la sopravvivenza di questo splendido esemplare selvatico, ma potrà fornire informazioni importanti anche per l’uomo, considerato come lo stesso gene giochi un ruolo importante nella degenerazione retinica e nella cecità degli umani.

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Non è però tutto, poiché importanti novità arrivano anche per i mici domestici, soprattutto fra coloro affetti da malattia da accumulo lisosomiale. La patologia, a causa di un problema metabolico nella gestione degli zuccheri, porta i gatti colpiti a soffrire di disturbi nello sviluppo scheletrico, compromettendone la crescita, nonché provocando altre problematiche anche letali. Dal sequenziamento del DNA è emerso come, in un esemplare di 36 settimane, la malattia sia stata causata da una mutazione del gene NPC1, una variante genetica tipica dei felini. Considerato come la ricerca sul DNA felino sia praticamente solo agli albori, si prevede che in futuro vengano scoperte altre relazioni, nella speranza di risolvere patologie frequenti nei felini e, ancora, di comprendere al meglio i possibili analoghi negli umani.

16 maggio 2017
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