Accompagnano l’uomo da almeno 9.000 anni e, nonostante il processo di addomesticamento, il loro DNA non è cambiato sensibilmente. È quanto dimostra l’ultimo studio sulla storia evolutiva dei gatti, pubblicato sulla rivista scientifica Nature Ecology & Evolution e condotto da diversi ricercatori dell’Università di Leuven e dell’Università Paris Diderot. I felini domestici odierni sarebbero stati avvicinati per la prima volta in Medio Oriente, per poi diffondersi in tutti i Paesi mondiali, fatta eccezione per l’Antartide.

Secondo quanto emerso dallo studio, basato sull’analisi genetica del DNA mitocondriale dei gatti, gli esemplari odierni deriverebbero dai gatti selvatici presenti 9.000 anni fa in Medio Oriente, avvicinati e ammaestrati dall’uomo. Il loro percorso sarebbe poi proseguito in Egitto, da dove si sarebbero estesi nel resto delle regioni del Mediterraneo e poi in tutto il mondo, grazie soprattutto ai viaggi marittimi. Per molto tempo, infatti, i gatti sono stati ospiti fissi delle navi, per la loro incredibile abilità nel catturare i topi, questi ultimi responsabili di malattie e della rovina delle provviste.

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L’evidenza interessante, tuttavia, riguarda il profilo genetico dei gatti moderni. Oltre a non essersi modificato largamente nel corso dei millenni, il DNA odierno presenta ancora le antiche tracce e, non ultimo, è comune in tutti i gatti del mondo. Gli esemplari australiani, che un tempo si credeva potessero essere geneticamente diversi da quelli degli altri continenti, sono infatti identici ai felini presenti in Europa, Asia, Americhe e via dicendo.

I ricercatori hanno estratto il DNA mitocondriale, ereditato dalle madri, da più di 200 antichi gatti, percorrendo più epoche a seconda dei resti rimasti intatti fino ai giorni nostri, come le mummie egiziane, le tombe vichinghe e molto altro ancora. È quindi emerso come il primo contatto con l’uomo sia avvenuto in Medio Oriente, per poi estendersi all’Egitto, anche se il caso egiziano potrebbe rappresentare un tentativo a se stante di addomesticamento. Con la supremazia dell’Impero Romano, i felini sarebbero quindi sbarcati in Europa, per poi diffondersi pressoché ovunque.

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Quello dei gatti, tuttavia, potrebbe essere definito come un “auto-addomesticamento”. Sembra siano stati gli stessi gatti ad avvicinarsi all’uomo, forse alla ricerca di cibo, trovando quindi un ambiente a loro congeniale, nonché rifugio in fattorie e granai. Allo stesso modo, l’uomo non ha avuto impegnarsi granché per formare l’animale, a differenza dei corrispettivi cani, poiché i mici hanno dimostrato da subito la loro utilità e, trattandosi di animali estremamente indipendenti, la necessità di ridotte cure.

20 giugno 2017
Fonte:
BBC
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