Tempi duri per i rifugi e le gattare di Roma: a quanto pare, gli aiuti per gli animali sono sempre più esigui. La gestione attuale pare presentare diverse lacune in quanto a diritti e collaborazione con i volontari, i quali sono spesso invitati a non curare gli animali a proprie spese. Il Sindaco Ignazio Marino avrebbe affidato la gestione delle strutture comunali e dei randagi nelle mani di Roma Capitale, con una consulenza di 85.000 euro l’anno. I fondi un tempo consegnati alla gente di quartiere, ai volontari e alle associazioni animaliste, ora sono stati assorbiti completamente dalla gestione comunale.

Non tutti apprezzano una simile scelta e sottolineano come il passaggio di svariate amministrazioni abbia modificato negativamente la fisionomia della città. Un tempo Roma era famosa per l’incredibile affetto e l’amore per i suoi gatti randagi: tante le figure simbolo di quartiere pronte a sfamare mici soli e malandati. Impossibile non citare la stessa Anna Magnani che, durante i momenti di pausa tra un film e l’altro, era solita girare per la città per nutrire i suoi amici a quattrozampe.

Nel 1991 nella Capitale sono sorti presidi urbani nazionali, poi modificati nel 1994 nel primo Ufficio per i diritti degli animali in tutta la nazione. Ora Simona Novi, presidente di Avcpp – associazione che coordina i quattro canili comunali – sottolinea anche una gestione pessima per il sequestro del canile lager Parrelli:

dove da ottobre centinaia di cani e gatti sono affidati a un custode giudiziario, il Comune, che ne omette il controllo avallando rimpalli di responsabilità sanitarie. Lo stesso Comune ha diffidato i volontari dal curare gli animali a proprie spese […] Abbiamo sostenuto Marino, creduto nelle sue promesse non mantenute. Inclusa la nomina di un garante della tutela animale e la rifondazione dell’Ufficio diritti animali.

Le altre strutture comunali, l’ex Poverello di Vitinia e l’ex Cinodromo di Ponte Marconi, sono in fase di chiusura e i volontari non possono accedervi. In questo modo molti animali non vengono monitorati in modo adeguato, rimanendo vittime della burocrazia. Lo stesso coordinamento di Roma Capitale aveva assicurato una convenzione con strutture sanitarie private, al costo di 6 euro al giorno. Ma le sterilizzazioni richieste per legge che l’Asl non è riuscita ad effettuare, a causa dell’alto numero degli esemplari, non sono state condotte privatamente e 1.500 esemplari sono finiti in adozione non castrati.

8 maggio 2014
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