Il progetto sponsorizzato a suo tempo dall’ex Ministro Corrado Passera, l’idea di trasformare l’Italia in un grande HUB europeo del gas, sembra prendere piede. E se siamo abituati ormai che le decisioni importanti per il nostro Paese siano prese all’estero (ad esempio a Bruxelles), fa un po’ impressione sapere che stavolta una decisione così importante sia stata presa a Baku, capitale dell’Azerbaigian.

Una riunione fra i vertici del consorzio Shaz Deniz, composto da pesi massimi del settore energetico come BP, Total e Statoil ha deciso a quale progetto di gasdotto dare l’ok. Ha vinto il TAP, sponsorizzato dalle istituzioni italiane (meno dall’ENI che avrebbe preferito continuare a fare affari coi Russi). Il TAP, in italiano Gasdotto Trans Adriatico, partirà dall’Azerbaigian e porterà il gas caspico in Salento, passando per la Grecia, l’Albania e attraversando il mare.

Dopo l’approvazione dei vertici societari del progetto, la palla passa alle istituzioni politiche. Nei prossimi mesi il Governo dovrà valutare se dare o meno il via libera ai lavori, presentando una legge a hoc. Ma perché ciò sia possibile dovrà prima essere effettuata una valutazione di impatto ambientale. Non sembra, comunque, che all’interno del Governo ci siano particolari dubbi sui lavori.

>>Scopri i motivi del primo ok del Governo al progetto TAP

Per tale progetto, nonostante l’invasività che avrà sul territorio, il parere della Regione e degli enti locali non sarà vincolante. Peccato che Regione, comuni e movimenti abbiano iniziato le loro preteste da mesi. In effetti, il gasdotto dovrebbe arrivare nel territorio di San Foca, luogo paesaggisticamente e turisticamente rilevante.

Il braccio di ferro fra enti locali e Governo rischia allora di replicare le forme delle lotte contro il TAV in Val di Susa. Non per niente la sigla dietro cui si sono rifugiati gli oppositori all’opera si chiamano NO TAP.

Dalla Shaz Deniz fanno sapere che le preoccupazioni ambientaliste sono eccessive: i lavori saranno tutti sotterranei e l’impatto visibile sarà minimo. Fra l’altro la Statoil, azienda energetica scandinava, vanta una certa fiducia da parte dei movimenti verdi conterranei. Come nota, in questo senso, un dirigente:

Gli ambientalisti norvegesi sono molto più analitici dei nostri. È ampiamente risaputo che i Paesi scandinavi sono tra i più attenti in Europa alla salvaguardia dell’ambiente.

>>Scopri le ragioni dei NO TAP

Intanto, però è stato solo grazie alle prime lotte che il progetto ha spostato il suo primo luogo di approdo, che avrebbe intaccato riserve e luoghi ancora più delicati di San Foca. C’è da credere, quindi, che i NO TAP no si lasceranno fermare dalle parole un po’ di scherno del dirigente. La partita è aperta.

28 giugno 2013
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