L’economia mondiale dovrebbe diventare carbon neutral già entro il 2050, limitando in questo modo l’aumento delle temperature a 2°C, soglia che secondo l’UNEP non andrebbe varcata per scongiurare l’impatto devastante del riscaldamento globale.

Il nuovo report dell’UNEP spiega che basterebbe sforare di 1.000 miliardi le tonnellate di anidride carbonica emesse in atmosfera per giungere a un punto di non ritorno ed esporre l’umanità a gravi rischi. Nell’Emissions Gap Report 2014, realizzato con i dati dell’IPCC, vengono esaminati i progressi compiuti dai diversi Paesi per ridurre i gas serra e contenere l’innalzamento delle temperature. Come ha illustrato Achim Steiner, sottosegretario generale e direttore esecutivo dell’UNEP:

L’aumento della temperatura globale è proporzionale all’accumulo di gas a effetto serra nell’atmosfera, in particolare CO2. Agire ora su più fronti riduce la necessità di interventi più estremi in futuro, permettendoci di contenere le emissioni ai livelli di sicurezza.

Purtroppo lo scenario non è roseo. Secondo gli esperti dell’UNEP, se le politiche sulla mitigazione dei cambiamenti climatici continuassero a progredire così lentamente le emissioni globali di gas serra potrebbero sfiorare le 87 gigatonnellate entro il 2050, ben oltre i limiti di sicurezza. Il divario da colmare per raggiungere gli obiettivi sulla riduzione delle emissioni sarà di 10 Gt nel 2020 e salirà a 17 Gt nel 2030.

L’UNEP invoca azioni tempestive per scongiurare l’irreversibile. Le nazioni dovrebbero investire in efficienza energetica, fonti rinnovabili e tecnologie a basse emissioni di carbonio per limitare l’inquinamento. L’obiettivo emissioni zero dovrebbe essere raggiunto tra il 2055 e il 2070 per evitare di raggiungere il punto di non ritorno. Per riuscirci bisognerà investire anche in interventi per la compensazione delle emissioni di gas serra di origine antropica.

Tra il 2080 e il 2100 bisognerà porterà a zero anche le emissioni degli altri gas serra: metano, protossido di azoto e idrofluorocarburi.

Secondo Andrew Steer, Presidente e CEO del World Resources Institute, i trattati internazionali sul clima non dovrebbero essere guidati dall’emotività, ma basarsi sulla scienza e sui fatti. I dati scientifici ci dicono che il tempo stringe e le azioni per contrastare i cambiamenti climatici sono inadeguate a contenerne l’impatto. Senza interventi radicali su larga scala, i costi umani ed economici dell’inazione saranno altissimi.

20 novembre 2014
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I vostri commenti
Maria, venerdì 21 novembre 2014 alle1:22 ha scritto: rispondi »

Il 2050 sarà troppo tardi

Silvano Ghezzo, giovedì 20 novembre 2014 alle20:34 ha scritto: rispondi »

In questo caso un regista direbbe agli attori e alla troupe : Ottimo spot, " buona la prima".

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