Le emissioni globali di gas a effetto serra hanno raggiunto, nel 2009, i livelli più bassi dal 1995, facendo segnare un calo del 6,1% rispetto all’anno precedente. Lo rivela il 16° Inventario dei gas a effetto serra pubblicato dall’EPA, l’Agenzia statunitense per la protezione dell’Ambiente. La diminuzione è legata soprattutto al calo costante dell’uso di carbone e petrolio, che negli ultimi 20 anni si è ridotto del 6,4%, e ai consumi inferiori di energia elettrica, soprattutto per quanto riguarda alcuni comparti fondamentali dell’economia americana.

Le stime dell’EPA, in particolare, si riferiscono ai sei gas maggiormente responsabili dell’effetto serra (anidride carbonica, metano, protossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo), le cui emissioni, nel corso del 2009, si sono attestate su una quantità equivalente a 6.663 miliardi di tonnellate metriche di CO2.

È la stessa Agenzia, in ogni caso, a riconoscere che il trend non dipende da un aumento diffuso della sensibilità ambientale, ma dalla crisi economica e dall’aumento dei costi di carbone e petrolio rispetto al gas naturale.

Tale diminuzione – si legge infatti nel report – è dovuta principalmente alla riduzione della produzione economica, con un calo del consumo energetico in tutti i settori, e una diminuzione dell’intensità di carbonio dei combustibili utilizzati per generare energia elettrica grazie alla sostituzione con altri combustibili, visto che il prezzo del carbone aumentata, e il prezzo del gas naturale è diminuito in modo significativo.

Nonostante il calo degli ultimi anni, comunque, L’EPA sottolinea che il bilancio complessivo delle emissioni di gas climalteranti relativo al ventennio 1990-2009 è ancora nettamente in positivo. Le quantità di inquinanti rilasciati in atmosfera in questo periodo sono infatti aumentate del 7,3% su scala globale.

20 aprile 2011
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