Da rifiuto a risorsa, da scarto oneroso a valore aggiunto: parliamo del plasmix, un sottoprodotto della produzione degli imballaggi che grazie a un nuovo progetto, tutto italiano, è stato trasformato in energia. La sperimentazione è partita dalla sinergia tra il CSM, il Centro Sviluppo Materiali, il CONAI, Consorzio Nazionale Imballaggi e Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica.

Nei giorni scorsi i tre enti hanno presentato i primi incoraggianti risultati della prima fase del progetto di gassificazione delle plastiche. Grazie all’uso di una nuova rivoluzionaria tecnologia, il plasmix ha mostrato il suo enorme potenziale energetico, paragonabile addirittura a quello del coke petrolifero.

Finora, l’industria della plastica, dopo aver recuperato tutti gli scarti riutilizzabili, si trovava a dover fare i conti con materiali estremamente eterogenei che finivano in discarica. Grazie a questa nuova tecnologia anche questi frammenti possono essere finalmente recuperati.

La buona notizia è che il processo di gassificazione del plasmix può avvenire anche in impianti di piccole dimensioni e fruttare ottimi ritorni economici agli investitori. Non è inverosimile, in un futuro molto prossimo, pensare a un’industria energetica basata sul plasmix che, se adeguatamente incentivata, potrà generare introiti ancora maggiori.

Per ora in Italia c’è un solo impianto pilota, a Castel Romano, in grado di convertire 100 kg all’ora in syngas, ma presto sarà possibile costruire grandi impianti in grado di raggiungere le 4 tonnellate all’ora. La tecnologia utilizzata sfrutta un tamburo rotante e si avvale di un reattore in cui vengono immessi aria e ossigeno.

Dal gas di sintesi ricavato dal trattamento degli scarti si ottiene poi energia elettrica e termica a basso costo e a ridotto impatto ambientale. Come ha illustrato Giorgio Quagliuolo, presidente di Corepla:

In funzione dei nuovi obiettivi di recupero e riciclo previsti dalla legislazione europea, abbiamo inteso approfondire soluzioni innovative e alternative ai processi di combustione tradizionali, caratterizzate da maggiore sostenibilità finanziaria per dare un’ulteriore opportunità di recupero agli scarti provenienti dalla selezione degli imballaggi in plastica difficili da riciclare.

Il consorzio intende perseguire l’obiettivo “discarica zero”, continuando a cooperare con gli altri attori della filiera.

26 settembre 2014
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miro, martedì 30 settembre 2014 alle19:06 ha scritto: rispondi »

ma che sistema è? la solita pirolisi??

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