Largamente diffusa in tutta Italia, la gardenia è una delle piante più richieste per decorare aiuole e giardini, grazie ai fiori mediamente grandi ma delicati e al suo profumo intenso. Ma quali sono i consigli più indicati per coltivarla al meglio, sia in vaso che in terra piena?

Prima di cominciare, va specificato come della gardenia esistano molte varietà: sebbene non si differenzino particolarmente per le necessità colturali, potrebbero presentare modalità diverse d’adattamento al clima. La scelta, di conseguenza, va fatta anche in relazione alla propria zona di residenza, facendosi consigliare dal proprio vivaio di fiducia. Di seguito, le indicazioni generiche per crescita e manutenzione, adatte a tutte le tipologie.

Cosa sapere prima di coltivare la gardenia

La Gardenia è un genere di piante della famiglia delle Rubiaceae. La sua origine è asiatica: si pensa, infatti, che il fiore sia giunto nel Vecchio Continente tramite i primi scambi commerciali con la Cina e con il Giappone. Così chiamata dal naturalista scozzese Alexander Garden, oggi la pianta è diffusa pressoché ovunque, con una prevalenza in Asia e in Africa, nelle zone più temperate. Utilizzata come piccolo arbusto ornamentale, e suddivisa fino a 200 specie, presenta un fusto cespuglioso con foglie sempreverdi, capace di raggiungere i 2 metri d’altezza. Le foglie stesse sono di un verde scuro intenso, dalla consistenza lucida e molto resistente, nonché dalla forma ovale. Durante l’estate, la pianta produce dei grandi fiori bianchi oppure leggermente gialli, con petali morbidi a disposizione quasi a rosa, di solito dai 5 a una decina di esemplari. L’arbusto produce anche un frutto, delle bacche, pensate per la rapida diffusione dei semi.

Il clima preferito è quello primaverile, sebbene la fioritura avvenga in estate e le foglie siano sempreverdi, ovvero quando la temperatura è compresa tra i 16 e i 18 gradi. È proprio in questa stagione, dalla fine di febbraio in avanti, che la pianta viene messa a dimora dopo il riposo invernale. Di conseguenza, nella stagione fredda la pianta deve essere conservata all’interno o, qualora fosse in giardino, con ripari sia di legno che di teli in plastica isolanti. Al contrario, nei mesi più torridi dell’anno richiederà un’adeguata somministrazione d’acqua, nonché la nebulizzazione delle foglie. Pur amando la luce, inoltre, la gardenia non tollera particolarmente l’esposizione diretta ai raggi solari: per questo la coltivazione dovrà essere effettuata in un luogo mediamente riparato.

Il terreno ideale è morbido, drenante e soprattutto ricco di nutrienti. È quindi necessaria una buona concimazione prima della semina o del travaso, sia con fertilizzanti di origine organica che con compost.

La necessità d’acqua varia a seconda del periodo dell’anno e, naturalmente, anche dall’esposizione solare a cui è sottoposta la pianta. In estate l’annaffiatura sarà praticamente quotidiana, preoccupandosi non solo di inumidire il terreno ma anche di nebulizzare piccole quantità d’acqua sia sulle foglie che sui fiori. In inverno, invece, l’apporto dipende dall’umidità dell’ambiente in cui la pianta è stata messa al riparo, dall’esposizione ai fenomeni atmosferici, dall’eventuale secchezza del terriccio.

Coltivazione in vaso o in giardino

La gardenia può essere efficacemente coltivata sia in vaso che in giardino, badando sempre all’esposizione. Per la prima soluzione, sarà molto semplice spostare la pianta di volta in volta secondo le necessità, garantendo luce ma non un’esposizione diretta al sole. Per il giardino, invece, si preferiscono muretti, siepi e altre strutture architettoniche che permettano di godere di una media ombra.

La predisposizione del vaso è molto importante poiché, sebbene la pianta necessiti di quantità importanti d’acqua, non tollera i ristagni. Sul fondo andrà predisposto un letto di ghiaia o cocci, per facilitarne il deflusso, per poi riempire il tutto con un terriccio leggero ma ben nutrito, ricco di sostanze nutritive da torba, compost o concimi organici.

La gardenia può essere coltivata a partire dai semi, da inserire in un terreno caldo in autunno o in inverno, oppure tramite piantine e talea. Le ultime opzioni sono le più diffuse, poiché permettono di velocizzare il processo con un trapianto, garantendo un lavoro in giardino già dalla fine di febbraio fino all’estate inoltrata. Va comunque tenuta presente l’origine delle piantine, poiché spesso vengono allevate in serra e fatte fiorire anzitempo: un fatto che potrebbe portare al rapido decadimento della pianta una volta trapiantata, dato il repentino cambio delle condizioni atmosferiche.

La pratica più diffusa rimane quella della riproduzione per talea, così da mantenere le caratteristiche genetiche della pianta originaria, tramite un piccolo rametto. Quando la pianticella, coltivata in vaso, sarà sufficientemente resistente, la si può trasferire in terra piena, inumidendo leggermente il terriccio e provvedendo a una blanda pacciamatura.

Tra le pratiche di manutenzione necessarie oltre l’annaffiatura, una blanda potatura per rendere più ordinati i cespugli, quindi l’analisi di foglie e fusto per la presenza di afidi o ragnetti rossi.

23 maggio 2015
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